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Il Centro di Cultura fotografica: un nuovo luogo dove “vivere” la fotografia

Giovedì scorso al The Faball’interno dell’appuntamento Meet the Makers – ho avuto modo di ascoltare, oltre alle interessanti novità di Impossible Project, la presentazione di Matteo Cocco del Centro di Cultura fotografica a Vicenza.
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Gli obbiettivi del centro sono di diventare un punto di riferimento per la fotografia, un polo di attrazione, divulgazione e ricerca fotografica che dialoghi anche con il contesto in cui è inserito: la città di Vicenza e gli eventi e manifestazioni che si tengono attorno a questa città, ricca di cultura e architetture storiche.
Oltre a questo, è anche un centro di formazione e un laboratorio analogico e digitale.
Un concetto che Matteo ha voluto particolarmente mettere in luce – e che condivido al mille per mille – è che il centro parlerà di fotografia mettendo al centro il fotografo e la sua visione, senza puntualizzare sul mezzo fotografico: analogico, digitale, istantaneo, perfino smartphotography (fotografia con smartphone e cellulari) e qualsiasi contaminazione sul genere.
Si parte dal concetto che ogni appassionato di immagini scatta per l’esigenza di condividere con il mondo la propria visione, per esprimersi o semplicemente per conservare nella memoria attimi della propria vita. Alla luce di questo, lo strumento fotografico diventa solo un mezzo per veicolare le nostre idee, il nostro filtro sul mondo… che importanza ha attraverso cosa abbiamo lo abbiamo osservato?
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Il centro si propone quindi anche di creare una rete multidisciplinare e aprire il mondo dell’immagine a nuove opportunità, aiutando i fotografi a trovare nuove modalità espressive.
Una come me – che utilizza il digitale per lavoro, l’analogico per conservare la memoria della pellicola e lo smartphone per divertimento, non può che trovarsi più che d’accordo con questa mission, e peraltro credo che sia ciò a cui la fotografia del futuro deve aspirare.
Ho assistito e letto infiniti dibattiti, alcuni che sostengono che l’analogico sia morto e il digitale sia il futuro, altri che una macchina digitale non potrà mai eguagliare la poesia di un’analogica e via dicendo, una marea di parole che ci portano sempre a discutere di macchine, e alla fine nessuno ha ragione e nessuno ha torto. Credo che l’importante sia la strada che vogliamo percorrere e dove vogliamo arrivare; la macchina è solo un mezzo che possiamo scegliere in base alla nostre preferenze – o in base al risultato che vogliamo ottenere.
Se riusciamo ad andare oltre a queste barriere di genere, possiamo creare nuove contaminazioni e visioni tra analogico e digitale, tecniche antiche e virtuale, manualità e network… un universo di infinite possibilità ancora da esplorare.
Per maggiori informazioni, visitate il sito ufficiale del Centro di cultura fotografica, dove potrete trovare anche i link alle loro pagine social. Teniamo un occhio puntato su questo progetto: c’è sempre bisogno di condividere in modo positivo e collaborativo la passione per l’immagine!
Carola Speri
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