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Treviso Service Jam 2015

“Doing. Not talking!“ risuonerà tra i Jammer in 120 città del mondo, dal 27 Febbraio al 1 Marzo 2015.

Global Service Jam è un formato mondiale “Dall’idea alla prototipazione in 48h”, dove professionisti con background differenti  (designer e non) si incontrano, conoscono e partono il venerdì sera con una missione impossibile!

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Come? E qui è tutto da scoprire…

Dal quartiere generale della Global Service Jam, il venerdì sera arriverà una mail con il brief progettuale. I Jammer verranno guidati nelle loro evoluzioni circesi da delle figure guida: i Mentors.

Il tutto per progettare e condividere nuove modalità di soddisfare bisogni o trovare soluzioni, ossia fare Service Design.

Ma com’è una Jam? Guardate un po’…

Divertimento, ibridazione, innovazione, teamwork, design thinking!

In Italia parteciperanno le città di Milano, Bologna e Treviso!

I Jammer dovranno sentirsi un po’ collezionisti ossessivi, grilli parlanti, documentaristi dell’ignoto, futuristi dilettanti, addestratori di unicorni, investigatori di spirito, costruttori di macchine inutili, maghi di Oz!

Gb, Ester, Francesco, Maria ed io vi aspettiamo a Treviso! 

I posti sono limitati: 10 Designer e 10 Non.

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Si partirà venerdì sera con uno spriz, chiacchere, riti magici e lancio del brief. Sabato pomeriggio si svilupperanno le idee in concept dalle 14.00 alle 18.00, per poi concludere domenica dalle 11.00 alle 15.00 con un prototipo funzionante  ed un upload su planet.globalservicejam.org!

Si può fare, non preoccupatevi! Ci siamo noi “Mentor” ad aiutarvi!

Ecco i link delle Service Jam in Italia:

Treviso Service Jam
trevisoservicejam.org

Jaminmilan
www.facebook.com/GSJMilano/info?tab=page_info

Bologna Service Jam / Children Design Jam
www.bolognaservicejam.it

Il quartier generale:
planet.globalservicejam.org

Marianna Zocca
alias Zuc Zuc

www.mariannazocca.com 
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Un Service Designer ad Architecta 2014

Raramente in Italia si sente parlare di Service Design, ma alcuni semi iniziano a germogliare e a presenziare a summit d’eccellenza.

Questo weekend Architecta 2014 ha proposto a Bologna, presso il Camplus Bononia, due giorni di workshop, seminari e conferenze sull’Architettura delle relazioni. Su come si progettano, sulle conseguenze che esse hanno nei rapporti fra le persone e fra le persone e le cose ci possa portare dritti al cuore della rivoluzione culturale portata dalla rete.  Una rivoluzione che non avviene in un “altrove”, ma nella vita quotidiana di ognuno di noi.

www.architecta.it

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Di particolare rilevanza è stato l’intervento di Vincenzo di Maria, Service Designer orientato alla Social Innovation.

Vincenzo ha parlato di come progettare servizi per un’economia di rete, riportando il caso di Impact Hub Siracusa.

Ed ancora, di come animare una rete territoriale di imprenditori, progettisti e innovatori tramite la progettazione di servizi dedicati, nuovi strumenti digitali ed esperienze offline. Una narrazione ricca di spunti interessanti sulle sinergie tra rete ed utenti.

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Vincenzo fonda la sua professione sui principi di responsabilità sociale, legati al design e all’innovazione di prodotti, servizi ed esperienze. Combinando elementi di empatia, creatività e strategia lavora come catalizzatore di reti professionali, design thinker e agente di cambiamento sociale offrendo servizi di progettazione ad organizzazioni, pubbliche amministrazioni e realtà associative.

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Il suo approccio alla progettazione è olistico, ludico e incentrato sull’utenza. Vincenzo lavora come community manager presso Impact Hub Siracusa ed è anche il fondatore di commongroundpeople una rete internazionale di designer e professionisti attenti alle dinamiche sociali che collaborano per generare innovazione nei servizi ed esperienze progettati intorno alle persone.

Un Service Designer a tutto tondo.

Alcuni suoi interventi e lavori potete trovarli qui
Su Twitter è @vdmdesign

www.vincenzodimaria.com
www.commongroundpeople.com
www.designagainstcrime.com
www.torkecc.com
siklab.it
siracusa.impacthub.net

Alla prossima

Marianna Zocca
alias Zuc Zuc

www.mariannazocca.com 
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#FacciamociAvanti: il mantra delle donne in carriera (con famiglia al seguito)

Questo non è un libro di memorie, anche se ho inserito episodi della mia vita. Non insegna a migliorare la propria esistenza, anche se spero davvero che possa essere d’aiuto. Non è un libro sulla gestione della carriera, anche se offro dei consigli in questo campo. Non è un manifesto femminista: va bene, è una specie di manifesto femminista, ma di un genere che spero ispiri gli uomini tanto quanto le donne.

(Sheryl Sandberg – Facciamoci avanti. Le donne, il lavoro e la voglia di riuscire)

facciamociavantiÈ con parole dirette come queste, sapientemente mixate ad esperienze di vita vissuta e a un sacco di consigli pratici, che Sheryl Sandberg, direttore operativo di Facebook, al nono posto nella classifica delle donne più potenti del mondo stilata da Forbes, offre alle donne le soluzioni giuste per realizzare pienamente il loro potenziale.

Viviamo in un mondo fatto di pregiudizi, dove la donna che mette il lavoro prima dei figli è vista come una figura priva di sentimenti materni, fredda, cinica e insensibile, e quella che dà priorità alla famiglia, mettendo in secondo piano la carriera, appare arrendevole e poco motivata.
Ma spesso la “colpa inconscia” è delle donne stesse, che si scoraggiano e rinunciano in partenza, pur avendo tutte le capacità per riuscire a fare entrambe le cose con successo.

Ogni lavoro richiede un sacrificio. Tutto sta nell’evitare i sacrifici inutili. Questo è particolarmente difficile perché la nostra cultura del lavoro dà molto valore alla dedizione totale. Temiamo che menzionare altre priorità ci faccia perdere valore come lavoratrici.

L’autrice cita nel suo libro studi e ricerche interessanti (lodevole è la meticolosa attività di analisi e documentazione compiuta), come ad esempio quello dell’Early Child Care Research Network, ad oggi il più ambizioso ed esauriente studio sul rapporto fra accudimento e sviluppo nel bambino, in particolare sugli effetti delle cure esclusivamente materne raffrontate con la frequenza di una scuola dell’infanzia. Come sottolinea Sheryl «vale la pena leggere con calma una delle loro scoperte e, forse, leggerla due volte»:

“Le cure esclusivamente materne non hanno relazione con un esito migliore o peggiore nei bambini. Non sussiste quindi alcun motivo per cui le madri debbano avere la sensazione di danneggiare i figli se decidono di lavorare”.

Essere madre amorevole e donna in carriera è possibile. Una non esclude l’altra. Sheryl ci crede e ci tiene a precisarlo più volte, citando come esempio prima di tutto se stessa, con le scelte, gli errori e le battaglie quotidiane che si è trovata ad affrontare. E raccogliendo poi testimonianze e aneddoti di amiche, colleghe, conoscenti.

La nascita di un figlio cambia all’istante il nostro modo di definirci. Le donne diventano madri. Gli uomini diventano padri. Le coppie diventano genitori. Le nostre priorità cambiano in maniera radicale. La genitorialità può essere la più appagante delle esperienze, ma anche la più difficile e quella che, in assoluto, ci rende più umili. Se ci fosse un modo giusto per allevare i bambini, tutti lo metterebbero in pratica. Chiaramente, non è così.

Le donne sanno fare rete, lo dimostrano i Lean in circles, nati sulla scia di un movimento femminista a metà tra business school e book club e, perché no, anche i tanti gruppi di Girl Geek Dinner nati nel mondo (di cui sono onorata di far parte anch’io). Se tutte insieme lottiamo per la parità dei diritti, per il riconoscimento delle nostre capacità e per la possibilità di ricoprire posizioni di leadership tanto quanto gli uomini, raggiungere questi traguardi sarà ancora più facile. Quindi, Facciamoci avanti!

Non esiste una consonanza perfetta quando cerchi qualcosa di importante: devi cogliere le opportunità e fare in modo che si adeguino a te, e non viceversa. La capacità di imparare è la dote più importante che può avere un leader.

ps. Sarebbe interessante sapere cosa ne pensa Sheryl della recente proposta di Facebook ed Apple che, per impedire alle loro dipendenti di interrompere l’arrampicata professionale con una gravidanza, mettono a disposizione un servizio di congelamento ovuli tutto spesato.

Magari forse avrebbe preferito gli 80 euro di Renzi. ;)

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Il discorso di Sheryl Sandberg alla TED “Sul perché le donne leaders sono troppo poche”

Beatrice Borini
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Polabox

Provati per voi: stampa polabox!

Alzi la mano chi ha il telefono intasato di foto e non ne stampa una dal 1990…. io!!
Non preoccupatevi, con Polabox  stampare le foto è così divertente e veloce che potremmo finalmente mettere in mostra i nostri scatti anche in casa!
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Questo servizio mi ha incuriosito subito, prima di tutto perché le foto vengono stampate su carta fotografica ma in stile polaroid e cioè con il bordo bianco o colorato, e questo formato è perfetto per le foto quadrate dei più diffusi social, Instagram ad esempio, che è anche il mio preferito!
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Inoltre le foto vengono spedite in una simpatica scatola e trovo che siano carinissime anche da tenere lì dentro per guardarle ogni tanto, come un piccolo portfolio.
Polabox è un servizio PrintKlub una azienda francese, che oltre a Polabox offre molti altri servizi come stampa di fotolibri, stampa su magneti, o in stile striscia di fototessere.
Una cosa molto carina che si può acquistare è una scatola che oltre alle foto contiene delle mollettine in legno, washi tape e filo per poter appendere le vostre foto!
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Avendo già queste cose in casa, ho voluto copiare l’idea per appendere i miei ricordi delle vacanza in ufficio, che ne pensate?5_polabox6_polabox
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Polabox è assolutamente approvato, vi consiglio di scaricare l’app e mandare subito in stampa le vostre foto più belle, non ve ne pentirete!

 

Carola Speri
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Geek life – 5 photo app da non perdere

Io ho un pallino, una fissa, una passione, chiamatela come volete: le app per modificare le foto. Collage, filtri, adesivi, sovrapposizioni: ci passo le ore, mi diverto un mondo ogni volta! A forza di scaricare mille applicazioni ogni volta (3 o 4 al colpo) ne ho conosciute tantissime, anche non famosissime. Rispolvero quindi il format di post con cui ho cominciato a scrivere per le GGD e vi propongo la mia personale rassegna di app per modificare foto.

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Candy Camera [Selfie selfies + Light effects]

Sistema operativo: Android
Prezzo: Gratuita

Questa app è una delle mie preferite ed è l’unica che ho installato sul telefono per la modifica delle foto oltre ad Instagram. Si tratta di un’app coreana (ne sanno a pacchi, ‘sti asiatici), gratuita, che fornisce un’infinità di filtri, effetti luce e soprattutto adesivi divisi per categoria: dolci, makeup, fiori, cuoricini, scritte, ecc. La versione iniziale viene senza effetti di luce, che vanno scaricati a parte, ma sono sempre gratuiti. Per chi ama lo stile kawaii è indispensabile! (NB: cambia nome ogni settimana, quasi, quindi non escludo che fra qualche giorno si chiami in modo diverso).

KD

KD Collage

Sistema operativo: Android
Prezzo: Versione free
 – Versione Pro 1€

KD Collage è stata la mia prima app del genere ed è tutt’ora la mia preferita (da smartphone), perché anche nella versione free occupa poco posto sul telefono e offre tutte le opzioni che a me possono servire: ci sono decine e decine di opzioni di collage, tutte su base quadrata, il che le rende perfette per Instagram: è possibile condividere la foto direttamente dall’app. L’unica limitazione nella versione free è la dimensione del file da condividere/salvare: se si vogliono file in HD bisogna comprare la versione Pro, che comunque per 1€ ci può anche stare. Si tratta comunque dell’app più spartana di quelle qui presentate, non è che sia di ‘sta gran bellezza, ma è molto pratica.

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Moldiv

Sistema operativo:iOS
Prezzo: Gratuita – 
Unlock 5,49€

Di app per fare i collage ce ne sono a milioni, ma questa è una delle poche che c’è sia per Android che per iOS. Io questa la uso su iPad, ho la versione free e apprezzo tantissimo l’aspetto grafico, che è curatissimo. L’app nasce gratuita, ma ahimè nella versione free ha poche features… Il resto è da sbloccare a un prezzo secondo me esagerato. C’è da dire comunque che le possibilità di personalizzazione delle immagini essenziali le ha tutte e sono pure carine (testi, adesivi, ecc), quindi secondo me va scaricata se l’uso che ne fate non è eccessivo.

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Cream & Sugar

Sistema operativo: iOS
Prezzo: Versione free
 – Unlock 4,49€

Questa è amore. È l’app per eccellenza per chi vive la propria vita in rosa, attaccando adesivi con i fiorellini dovunque, ama lo stile vintage, hipster e un po’ country. L’ho scaricata per l’icona e per il nome, e appena l’ho aperta ho deciso che l’avrei comprata senza tante riserve e mi sono spesa i miei 4,49€ solo per averla, anche senza usarla.  Ha tre stili di base: vintage, hipster e freelife Si sceglie quello che si desidera e da lì si apre un mondo di sfondi, cornici, adesivi e compagnia bella. Ha solo un difetto, ovvero che in fase di condivisione spesso piazza delle antiestetiche strisce bianche sopra e sotto la foto, ma è un difetto facilmente ovviabile.

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Retromatic

Sistema operativo: iOS
Prezzo: 1,79€

Retromatic non ha la versione gratuita, ma solo a pagamento. Io l’ho scaricata gratis grazie ad App del giorno (altra utile da segnare), ma personalmente credo sia un costo che vale quello che offre. Chi è amante dello stile vintage anni ’60-’70 adorerà Retromatic, con cui è possibile effettare tutta la foto o solo una parte, aggiungendo effetti, sfondi e stickers in rigoroso stile retrò.


Allora, che ne dite? Fatemi sapere ne scaricate qualcuna e – soprattutto – fatemi vedere i risultati! Sono super curiosa!
Al prossimo geek post!


Martina Aldegheri
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#ilviaggio

Viaggiare senza lasciare Verona..
viaggiare lungo il nostro fiume, in un luogo magico..
viaggiare attraverso altri occhi ed emozioni, con suoni avvolgenti e cibi da scoprire..

Tutto questo, e anche di più, nel regalo che Art&co ha deciso di farci per il suo quindicesimo compleanno.
Attraverso l’esperienza di Art&co nella stampa digitale in grande formato, illustratori, grafici e fotografi declineranno il viaggio nelle sue più belle espressioni.

La mostra gratuita ed aperta a tutti, si svolgerà nell’area ex Macello (Sala Birolli – via macello 17 Verona) il 26, 27 e 28 settembre dalle ore 10 alle 21. Il mattino saranno protagoniste le scuole di grafica a cui verranno illustrate le nuove tecniche  di realizzazione delle opere.

Venerdi ore 12,00 aperitivo con i Sonohra che condivideranno con noi il loro #viaggiotour2014.
La sera, dalle ore 19, i festeggiamenti continuano con aperitivi ed in più nella serata di
venerdì alle ore 19,30 Marcella Volcan racconta le opere con la danza contemporanea
sabato ore 19,00 improvvisazioni musicali con Paola Zannoni (violoncello) Enrico Breanza (chitarra).

Gli artisti che esporranno saranno:

illustratori e grafici: Omanu Recchia, Marco Bersani, Marco Campedelli, Mariella Fasson, Martino Zulian, Mauro Marchesi;

fotografi: Alessandro Gloder, Biljana Bosnjakovice, Federica Cogo, Marco Monari, Stefano Gasparato

designer: Alessandro Zambelli

stilista: Cicci De Biase

Noi ci saremo perché… la via più breve per giungere a sé stessi gira intorno al mondo!

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10 Cose che (forse) non sapevate di Amazon e del suo fondatore

Alzi la mano chi non ha mai fatto acquisti sul sito Amazon.com

Come immaginavo, tutti con le braccia distese lungo i fianchi. Ammettiamolo, andare sul sito di Amazon è peggio che entrare in un negozio di caramelle: non ne puoi uscire a mani vuote. Che si sia trattato di una cover per il cellulare, di un libro (o un e-book), di un regalo di Natale o un capo di abbigliamento, tutto è comunque passato dal carrello dell’e-commerce più famoso al mondo. Ma sapete com’è iniziata la storia di questo colosso della vendita online, nel lontano 1995? Ce la racconta Brad Stone nel libro Vendere tutto. Jeff Bezos e l’era di Amazon: l’autore, senior writer di Bloomberg Businessweek, da oltre 15 anni segue Amazon e le sue tecnologie per testate come Newsweek e New York Times.

forbesStone ci racconta prima di tutto chi è Jeff Bezos, ripercorrendo gli anni dell’infanzia (un padre biologico che lo ha abbandonato da piccolo e che non sapeva, fino a qualche anno fa, di essere parente con l’11esimo uomo più ricco degli Stati Uniti), l’adolescenza e gli insegnamenti del corso di studi per bambini intellettualmente dotati di River Oaks, la passione per i libri, la risata quasi isterica, le scenate ai dipendenti e la tenacia nel perseguire i suoi sogni e i suoi obiettivi.

Quella startup nata in un garage a Seattle, conta oggi 88.400 dipendenti, è passata dall’essere un everything store a una vera e propria everything company e ha maturato un fatturato da 61 miliardi di dollari (le cifre si riferiscono al 2012). Sotto i dati reali, però, ci sono un sacco di curiosità sconosciute ai più. Ecco quelle che mi hanno colpito.

1) In origine doveva chiamarsi Cadabra Inc. Bezos, però, non convinto da questa parola che molti confondevano con “cadaver”, sfogliò il dizionario ed ebbe una rivelazione alla lettera A, vedendo la parola Amazon. «Il Rio delle Amazzoni, il fiume più lungo della Terra; la libreria più grande della Terra». […] Bezos registrò il dominio e comunicò ai collaboratori: «Non è solo il fiume più lungo del mondo, ma il secondo in classica è staccato di parecchio. Il Rio delle Amazzoni straccia tutti i concorrenti».
Oggi il termine è entrato nel lessico del business: «To be Amazoned» significa «restare a guardare impotenti mentre una startup di Seattle sottrae clienti e profitti al tuo business “brick and mortar” di negozi tradizionali».

(In realtà tra Cadabra e Amazon era comparso anche Relentless (“implacabile”), che piaceva molto a Bezos e alla moglie, tanto da fargli comunque acquistare il dominio relentless.com nel lontano 1994, che tuttora è di sua proprietà e reindirizza su Amazon.com).

2) La scelta dei nomi da dare alle proprie creazioni è sempre stata un cruccio, per Bezos. Mentre Steve Jobs aveva risolto il problema apponendo quale marchio identificativo quella “i” iniziale, il creatore di Amazon voleva usare parole che restassero bene impresse nella mente dei clienti e che avessero anche un significato profondo. Per il suo primo e-reader inizialmente scelse Fiona, ma poi cambio in corsa prima del lancio nel novembre 2007, optando per un più profetico Kindle (letteralmente “appiccare il fuoco”, ma anche “suscitare” un’emozione).

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3) Nei magazzini Amazon – chiamati FC, Fullfillment Center – sparsi in tutto il mondo, i prodotti sono disposti in ordine, ma sembrano buttati a caso sugli scaffali. «Le action figure di Guerre Stellari sono accanto ai sacchi a pelo, le patatine stanno a fianco dei videogiochi per Xbox. […] Amazon affianca in magazzino prodotti diversi per ridurre la possibilità che i dipendenti selezionino quello sbagliato, sebbene ogni prodotto, scaffale, elevatore, carrello e badge sia dotato di codice a barre, e algoritmi invisibili calcolano i percorsi più efficienti per muoversi nella struttura». In effetti l’idea è geniale: se il dipendente deve recuperare una t-shirt e questa si trova in una banalissima sezione abbigliamento, assieme ad altre t-shirt, pur prestando la massima attenzione ai codici potrebbe sbagliare taglia o colore, se invece quella t-shirt si trova tra un libro e una televisione… Be’, errare humanum est. Ma sicuramente è più difficile.

4) Nel suo discorso da valedictorian al liceo, Bezos descrisse il suo sogno di «salvare l’umanità fondando colonie umane permanenti su stazioni spaziali orbitanti e trasformando il pianeta in una gigantesca riserva naturale. Non erano idee campate in aria, erano obiettivi personali». Il motivo per cui, fin da giovanissimo, voleva guadagnare così tanti soldi era che voleva andare nello spazio interstellare. E in qualche modo ci sta davvero lavorando. Possiede un ranch da 117.000 ettari in Texas dove ha sede Blue Origin, la struttura di ricerca spaziale con l’obiettivo di «limitare le spese e aumentare la sicurezza della tecnologia capace di portare gli umani nello spazio».

5) Il libro preferito di Jeff Bezos è Quel che resta del giorno di Kazuo Ishinguro.

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6) «Molte cose devono ancora essere inventate. Molte cose devono ancora succedere. La gente non ha idea dell’impatto che avrà internet, e per tanti versi siamo ancora all’inizio». Bezos ci ha visto chiaro fin da subito e per questo ha fondato anche Amazon Web Services (AWS), una piattaforma di cloud computing che vende infrastrutture informatiche di base come lo spazio di archiviazione, i database e la potenza di calcolo. «Startup come Pinterest e Instagram noleggiano spazio e cicli sui computer di Amazon e gestiscono le proprie attività attraverso internet come se i potentissimi server che usano si trovassero fisicamente nei loro uffici. Anche le grandi aziende usano AWS: Netflix per esempio lo utilizza per trasmettere i film in streaming per i suoi clienti».

7) La prima sede di Amazon venne aperta a Seattle, nell’ex garage di Bezos, «uno spazio chiuso senza isolamento termico e con una grossa stufa rotonda al centro». Le prime scrivanie erano fatte con delle porte di legno chiaro comperate per soli 60 dollari in un negozio lì vicino: un atto che rimarrà nella storia e diventerà una leggenda per Amazon.

8) Nel 2013 Bezos ha rilevato l’azienda in crisi che gestisce il quotidiano Washington Post per 250 milioni di dollari.

9) «Nelle riunioni non si usano mai presentazioni in Power Point: i dipendenti devono esprimere i concetti per iscritto in un massimo di sei pagine, perché Bezos è convinto che questa attività stimoli il pensiero critico. […] All’inizio di ogni riunione tutti leggono in silenzio il documento, e poi inizia la discussione».

10) Il prossimo passo di Amazon potrebbe essere quello di non acquistare più i prodotti dai fabbricanti ma di produrli direttamente in casa. «L’evoluzione della tecnologia di stampa in 3D, in cui macchine grandi come forni a microonde impiegano materiali plastici per creare oggetti basati su modelli digitali, è proprio il genere di innovazione dirompente che affascina Bezos e potrebbe permettergli di ridurre i costi delle supply chain. Bezos Expeditions ha investito recentemente in una delle aziende che perseguono questa rivoluzione, la MakerBot di Brooklyn».

Beatrice Borini
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Consigli per usare al meglio Pinterest

Più di una volta mi è stato chiesto, ma cosa ci trovi in Pinterest?
Io non capisco a cosa serve!

Proprio per rispondere a questa domanda oggi vi voglio parlare di questo fantastico social e darvi alcuni consigli per utilizzarlo al meglio con alcune idee che vi aiuteranno a semplificarvi la vita.

Innanzitutto un pò di dati; Pinterest è nato nel 2010 e secondo alcune ricerchè è il secondo social media più usato al mondo, e insieme a Instagram quello più usato su mobile.
E’ un social unicamente visivo; si condividono immagini e video accompagnati da una brevissima descrizione che ci aiuterà poi nella ricerca. L’idea è rubata proprio alle bacheche in sughero che troviamo in ogni ufficio dove vengono appese con delle puntine (pin) immagini e idee che ci interessano (interest)!
Nella home troviamo una bacheca feed condivisa che riunisce tutti i “pin” degli utenti che seguite (proprio come Facebook e Twitter); c’è poi il vostro profilo personale che contiene tutte le bacheche create da voi con i vostri pin.
Inutile dire che da visual designer io semplicemente lo adoro. Per me è stata una vera rivoluzione scoprire questo social e vorrei darvi alcune idee per farvi capire quanto potrebbe esservi utile.

1) CATALOGAZIONE DI IMMAGINI e MOOD BOARD
Avevo il computer pieno zeppo di cartelle con immagini prese qua e là nel web che collezionavo proprio come degli album di figurine, per avere a disposizione idee, ispirazioni e progetti da realizzare.
Tutte eliminate e trasferite su Pinterest! Il vantaggio è che ora posso anche ricordare il link da cui ho preso quella determinata immagine e avere sempre a disposizione il collegamento.
E’ utilissimo quindi per tutti i creativi e per  chi lavora con le immagini per creare mood boards, raccogliere spunti, idee e sopratutto lasciarsi ispirare!
Ecco un esempio: da una mia mood board di ispirazione sixties sono nate queste foto per una neomamma!
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2) IN CUCINA:
Navigando troverete tantissime immagini che rimandano a siti con le ricette. Inoltre è proprio il caso di dirlo ci sono immagini da “mangiare con gli occhi”: idee per decorazioni di dolci, food styling per blogger e fotografi, dolci e piatti da far venire l’acquolina in bocca! Potete organizzare le vostre ricette preferite, il menù per un evento, dalla lista della spesa alle decorazioni per la tavola.

3) D.I.Y. un vero classico di Pinterest, troverete tante di quelle idee di progetti da realizzare che letteralmente non vi basterà una vita intera per farli tutti! Intanto iniziamo a raccogliere, poi un giorno li faremo! Trovo tantissime idee per la mia passione dell’uncinetto, idee super originali da realizzare con la carta, bellissime scritte per esercitarmi con la calligrafia.
Inoltre per chi ama il design e la personalizzazione della casa potrete creare una bacheca per ogni stanza e inserire le idee per i lavori da fare. Insomma qualsiasi sia la vostra passione, la fissazione del momento, qui troverete tantissimi spunti e idee per sbloccare la creatività.

4) IDEE PER IL BUSINESS
Per chi ha un’attività è utile per organizzare bacheche con linee di prodotti, divise e catalogate e linkate allo shop online.
Parrucchieri e make-up artist: raggruppare i tagli preferiti della stagione o le idee make-up, trucchi, prodotti, colori.
Fotografi: realizzare un rapido portfolio diviso in argomenti, creare una bacheca con le vostre macchine fotografiche, mood board per shooting.
Arredatori: catalogare le idee di stagione per stanza o per designer.
Molto utile anche a tutti i collezionisti in genere, per catalogare, organizzare, avere sempre in vista in maniera ordinata oggetti e wishlist.
 
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5) ALTRI MODI CON CUI DIVERTIRSI: 
- Wishlist regalo per informare amici e parenti dei vostri gadget preferiti! 
- Lista nozze, ikea wishlist, mood stagionali per vestiti, scarpe, borse…
Idee per viaggi e pianificazione di itinerari
Foto dei vostri idoli preferiti per i momenti in cui avete bisogno di tirarvi su il morale! (questa concedetemela, ogni tanto mi sento ancora nel pieno dell’adolescenza!)
Spero che questa rapida panoramica vi abbia incuriosito se non siete ancora utilizzatori di Pinterest, oppure, se avete un profilo ma non riuscite ad entrarci in confidenza, vi abbia fatto venir voglia di usarlo in altri modi.
Vi avviso: una volta entrati nel mondo del repin selvaggio è difficile uscirne, crea dipendenza!
Ci vediamo su pinterest, vi lascio il link del profilo Carrie Design per entrare nel mio mondo pink & candy!
Carola Speri
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Sito web
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Doodling (scarabocchiare) & Sketchbook

“La frase più bella che ricordo nella mia vita l’ha detta un bambino: ‘Che cos’è un disegno? È un’idea con intorno una linea’.”
Bruno Bozzetto

Aggrovigliare linee, schizzare, pitturare, segnare, consumare matite, far scorrere colore. Emettere segno è nelle sinapsi del nostro cervello. Ci è connaturato. Questo post è un invito allo scarabocchio libero e compulsivo. Kilometri di segni senza ritegno. Per iniziare suggerirei una capatina su doodletoo chat  dove pastrocchiare on line insieme ad altri. Ho provato! Immediata regressione ai 9 anni, di quando si scribacchiava sul banco, o pasticciava sulle tovaglie di carta in pizzeria, sui margini dei libri.

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Su, lasciarsi andare e scarabbocchiare! Muovere la penna tracciando ghirigori ipnotici. Vi ricordo che anche la scrittura è linea, forse solo più addomesticata: un movimento muscolare talmente pregno di significato da perdere il suo senso astratto di segno, di forma, di calligrafia (dal greco καλòς calòs “bello” e γραφία graphìa – gràpho: “incidere, disegnare” e anche “scrivere”). Per chi ama le sfide, e preferisce i giochi come luogo dove lasciarsi un pò andare, c’è Draw-Something, un’App che ricorda pictionary, per giocare e sfidarsi a “indovina mo’ cos’ho pastrocchiato?”

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Pensare per immagini, lo facciamo da sempre. Schematizzare, accennare mappe, abbozzare, infograficare. Disegnare? No, per carità, son negata. Molti lasciano presto questa via di espressione, un pò derubati dal percorso scolastico, un pò dal confronto… E allora… Doodling!!… Scarabocchiare! Per ritrovare una via che ci è innata. Anche attraverso le parole di Sunni Brown a questa conferenza Ted.

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Girare con il taccuino in borsa per me è un pò come avere il retino delle farfalle, utile per raccogliere al volo un’intuizione, un’ idea anche buffa, una bella forma, è come avere un posto dove depositare rigurgiti di segno, scarabocchi distensivi mentre aspetti dal dentista, un grumo di pensieri, il ritratto del vicino di scompartimento. Qualcuno tra gli amici lo sa ed eccomi iscritta al Sketchbookproject! Trattasi di una splendida iniziativa nata a Brooklyn: all’iscrizione viene inviato uno Sketchbook da attivare on line e da riempire e rispedire entro una data di scadenza. Si possono caricare i lavori man mano in una virtual gallery. Tutti i partecipanti formano con i loro carnet, una volta conclusi e rispediti alla base, una variopinta libreria di opere che ognitanto parte per una qualche mostra itinerante su un Autobus. Ti avvisano anche se qualcuno della community guarda le tue pagine! Uao!

Per chi ama camminare e viaggiare annotando o disegnando, ultimamente si trovano interessanti iniziative in giro. Trakking con il taccuino, gite sui monti disegnando, escursioni in città per rubare viste e scorci.

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Ad esempio si può aggregarsi agli UrbanSketchers di tutto il mondo, aderire al loro manifesto per “vedere il mondo di disegno in disegno”.

Però interessante è anche il contrario. Quando ancora ero all’Accademia, con un’amica avevamo iniziato un fumetto epistolare, una storia a staffetta, noi restavamo a casa e ci spedivamo a turno il quaderno su cui proseguire la storia. A far viaggiare il quaderno ha pensato il progetto Sketchtravel. Una settantina di artisti hanno partecipato a questa staffetta artistica ricevendo lo Sketchbook dove fare un‘illustrazione per poi inviarlo all’artista successivo. Un progetto che ha attraversato i continenti ed è durato 4 anni e mezzo. L’opera finale è stata poi battuta all’asta per raccogliere fondi per Room to Read, “The non-profit, Room to Read, focuses on literacy and gender equality in education for children in developing countries”.

Ora Sketchtravel è anche un libro stampato, con la storia del progetto e tutti gli artisti. Super!

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Ancora non vi è venuta la voglia di lasciarvi andare e danzare con la matita? …Potreste sempre iniziare disegnando con i piedi… camminando sulla neve, sulla spiaggia, attraversando pozzanghere per lasciare tracce. Alcuni artisti della Land Art (Simon Beck) già lo fanno e ne escono poesie grafiche momentanee e passeggere.

Che aspettate? ;-)

Omanu. Acidulamaludica
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Regola n.03: un po’ di grammatica audiovisiva naturalmente!

Ed eccoci alla terza ed ultima “chiacchierata” sulla realizzazione di video per il web.
Se abbiamo ormai trovato la giusta storia per raccontare il nostro prodotto/servizio e abbiamo già scelto lo stile visivo da usare, siamo quindi pronti per realizzare le nostre riprese o creare le nostre animazioni cartoons!

Ci serve quindi padroneggiare un po’ di “grammatica audiovisiva” e conoscere almeno le regole base per articolare il nostro montaggio con la giusta consapevolezza.
Quando si parla di “regole” la maggior parte dei filmakers alle prime armi sostiene che si tratti solo di limitazioni alla propria creatività, ma noi preferiamo considerarle invece come strumenti base la cui conoscenza permette di creare significati.

Quel che consigliamo è la lettura di un semplice manuale per filmakers dove si possono trovare spiegate le varie tipologie di inquadrature e i significati che si possono creare mettendo in sequenza più riprese.

Ma quando si parla di video, chi meglio di un grande regista come Hitchcock ci può venire in aiuto?
Eccovi un breve estratto di una sua intervista in cui parla del montaggio.
Il video è di qualità scadente ma vale veramente la pena vederlo :)

Vi segnaliamo poi alcune semplici dipense che abbiamo creato per un corso di montaggio video che teniamo ogni anno presso il Centro Audiovisivi del Comune di Verona.
Speriamo vi siano utili per aver un’infarinatura generale sul linguaggio audiovisivo.

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Un altro piccolo consiglio che vi diamo per rendere ben equilibrato il vostro montaggio, è quello di pianificarlo già sulla carta.
Potreste ad esempio aiutarvi usando un semplice foglio a quadretti.
Segnate una riga orizzontale che rappresenti l’intera durata che volete abbia il vostro video.
Immaginate che rappresenti la vostra “timeline” cioè la linea del tempo in cui si articola il vostro montaggio.
Poi, sotto la prima riga, tracciatene un’altra della stessa lunghezza: rappresenterà la vostra colonna sonora.

A questo punto, suddividete la vostra riga in tanti sotto pezzettini a cui saprete che corrisponderà una determinata durata in secondi e/o minuti.
Ora avete sott’occhio tutta la durata del video. Potete pianificare che la vostra storia si sviluppi con un piccolo antefatto, da far durare diciamo non più di un quarto di tutto il video; poi potreste pensare di concludere il vostro video dedicando ad esempio un terzo del tempo totale alla spiegazione della vostra start up.

In automatico saprete quindi quanto tempo avrete a disposizione per raccontare la vostra storia nella parte centrale del video. Che ne dite? Un video strutturato così vi sembra ben equilibrato e efficace per comunicare la vostra idea? ;)
E mi raccomando: non dimenticatevi di pianificare bene anche la parte sonora usando la seconda linea che avete tracciato, decidendo come dovrà svilupparsi la musica ed eventuali testi registrati.

Si tratta di un utile esercizio per chi è alle prime armi, che permette di avere una visione generale della struttura di un audiovisivo, e che ci impedisce di cadere nella classica trappola del montaggio “a sentimento”.
Quante volte abbiamo visto video la cui introduzione era molto bella ma che poi si sviluppava e si chiudeva troppo velocemente? O un video che avevano un ritmo lento all’inizio e che quindi abbiamo addirittura fatto fatica a vedere fino in fondo?

Bene, se riuscirete a pianificare sulla carta il vostro video e ad essere fedeli al vostro schema in fase di lavorazione, siete proprio sulla buona strada, e il vostro video non potrà che essere comunicativo ed efficace.
Se in più ci aggiungerete un pizzico di ironia, il gioco è fatto!

Non ci resta quindi che augurarvi un buon lavoro a tutti e mi raccomando: divertitevi se potete!
;)

Martina
K-studio
www.k-studio.it
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