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Film And

#GGDVerona4 Stasera ma non solo! Segui lo streaming

Tristi perché non siete riuscit* a prenotare un biglietto per la #ggdverona4? Non disperate – la tecnologia arriva ovunque! :-)

Infatti, grazie alla collaborazione del nostro sponsor Film And, sarà possibile seguire gli interventi degli speaker della #ggdverona in streaming e vedere le registrazioni della serata: collegatevi al nostro canale YouTube!

Film And

Film And è una moderna azienda di videoproduzione, concepita per poter meglio rispondere alle continue trasformazioni che stanno caratterizzando l’evoluzione della comunicazione nella video produzione: nata nel 1986 come supporto alla realizzazione di programmi e spot pubblicitari delle prime TV commerciali italiane, negli anni ha sviluppato la sua professionalità arrivando ad ottenere commesse per le maggiori aziende ed enti provinciali e nazionali.

Film And

Film And investe continuamente nelle più moderne tecnologie e nella formazione dei propri operatori; dotata di uno studio di produzione con regia mobile  e post-produzione video con stazioni di montaggio digitali e sofisticate Workstation grafiche, può realizzare integralmente ed autonomamente ogni tipo di prodotto: il partner ideale per ogni evento, e anche per la #ggdverona4!

Film And

Per seguire la diretta/vedere le registrazioni, collegatevi al nostro canale YouTube

 

Intesys

Intesys: perché porsi dei limiti?

Volevamo presentarvi il nostro main sponsor, ma ci siamo accorte che non ha bisogno di presentazioni: Intesys infatti ormai da vent’anni è un player di riferimento sui principali ambiti operativi digitali, dalle tecnologie al digital marketing, dal mobile al networking, alla gestione documentale.

Intesys

Una storia che nasce quando Internet a Verona non c’è ancora: è Intesys che lo porta, e questa è solo una delle prime pietre miliari di quest’azienda visionaria. Quando si matura si fa un po’ il punto della situazione: ecco quindi, condensati in un video creato in occasione dei 18 anni di attività, le tappe fondamentali di Intesys.

Da sempre alla ricerca di soluzioni originali, è una Technological Digital Agency che considera l’innovazione tecnologica e l’utilizzo di standard e tecnologie aperte come i tratti distintivi delle proprie proposte e soluzioni. Essendo una realtà imprenditoriale solida, è attenta al presente pur essendo costantemente rivolta al futuro: una caratteristica che le consente di creare partnership e collaborazioni, e di credere e sostenere progetti come il nostro!

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Treviso Service Jam 2015

“Doing. Not talking!“ risuonerà tra i Jammer in 120 città del mondo, dal 27 Febbraio al 1 Marzo 2015.

Global Service Jam è un formato mondiale “Dall’idea alla prototipazione in 48h”, dove professionisti con background differenti  (designer e non) si incontrano, conoscono e partono il venerdì sera con una missione impossibile!

2_Jam Hashtag

Come? E qui è tutto da scoprire…

Dal quartiere generale della Global Service Jam, il venerdì sera arriverà una mail con il brief progettuale. I Jammer verranno guidati nelle loro evoluzioni circesi da delle figure guida: i Mentors.

Il tutto per progettare e condividere nuove modalità di soddisfare bisogni o trovare soluzioni, ossia fare Service Design.

Ma com’è una Jam? Guardate un po’…

Divertimento, ibridazione, innovazione, teamwork, design thinking!

In Italia parteciperanno le città di Milano, Bologna e Treviso!

I Jammer dovranno sentirsi un po’ collezionisti ossessivi, grilli parlanti, documentaristi dell’ignoto, futuristi dilettanti, addestratori di unicorni, investigatori di spirito, costruttori di macchine inutili, maghi di Oz!

Gb, Ester, Francesco, Maria ed io vi aspettiamo a Treviso! 

I posti sono limitati: 10 Designer e 10 Non.

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Si partirà venerdì sera con uno spriz, chiacchere, riti magici e lancio del brief. Sabato pomeriggio si svilupperanno le idee in concept dalle 14.00 alle 18.00, per poi concludere domenica dalle 11.00 alle 15.00 con un prototipo funzionante  ed un upload su planet.globalservicejam.org!

Si può fare, non preoccupatevi! Ci siamo noi “Mentor” ad aiutarvi!

Ecco i link delle Service Jam in Italia:

Treviso Service Jam
trevisoservicejam.org

Jaminmilan
www.facebook.com/GSJMilano/info?tab=page_info

Bologna Service Jam / Children Design Jam
www.bolognaservicejam.it

Il quartier generale:
planet.globalservicejam.org

Marianna Zocca
alias Zuc Zuc

www.mariannazocca.com 
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KRINGL, L’APP che prova l’esistenza di Babbo Natale

Vi siete mai posti il problema di dover mostrare se ciò che raccontate ai vostri figli è vero, con prove concrete? Anche quando si tratta di Babbo Natale? Perché se da un lato la magia e l’atmosfera del Natale incanta tutti i bambini, è anche vero che questi nativi digitali sono cresciuti a pane e pixel, e hanno molti più strumenti per capire se ciò che viene loro detto è verificabile o meno, rispetto a quello che potevano avere i bambini di qualche decennio fa.

In aiuto dei genitori arriva Kringl, lanciata l’anno scorso e divenuta un vero successo: grazie a questa app i bambini potranno avere la prova definitiva dell’esistenza di Babbo Natale. Come ci riesce? Semplice: grazie alla realtà aumentata si possono sovrapporre delle scene in cui si vede Babbo Natale affaccendato in varie cose con le immagini della propria abitazione. Quando i bambini vedranno il filmato l’effetto è esilarante, come mostra il video di presentazione:

L’interfaccia è intuitiva e bastano poche mosse per ottenere il filmato; è sufficiente scegliere una delle cinque scene proposte predefinite di Babbo Natale: mentre arriva con i regali o addirittura mentre mangia il latte e i biscotti che i bambini di solito gli lasciano sul tavolo. Una volta scelta la scena, Kringl chiederà di filmare il luogo che farà da sfondo: si può scegliere il salotto, la cameretta dei bambini, la cucina o l’ingresso. Per rendere più realistica l’immagine e non destare sospetti Kringl permette all’utente di modificare la luminosità della figura di Babbo Natale e di verificare di aver filmato la location con la giusta prospettiva. Dopo aver fatto questi passaggi, si otterrà il prezioso video, condivisibile anche sugli account social.

Kringl_evidenza

Kringl è un’app per iPhone, pesa 43,3 MB, compatibile con iPhone 5, 5c, 5s, 6, 6plus, iPad 2,3,4, mini e Air, iPod touch di quarta e quinta generazione e richiede iOS7.0 o successive. Il fattore che rende questa iniziativa degna di merito è che, oltre ad essere un’app gratuita scaricabile dall’App Store, raccoglie fondi benefici a favore di due associazioni: Make-a-Whish Canada che aiuta i bambini affetti da gravi malattie realizzando i loro ultimi desideri e Toys for Tots, che raccoglie giocattoli per bambini meno fortunati.

Pronti a sbalordire anche i piccoli nativi digitali più scettici?

Lara Rigo
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Nella borsa di Amélie – alla scoperta di Parigi!

Uno dei film da sempre nella mia classifica dei preferitissimi è “Il favoloso mondo di Amélie” e questo Natale per la prima volta visiterò Parigi e potrò finalmente immergermi in questa favolosa città!
Ciò che più amo di questo film sono le immagini e i colori, il fatto che ti sappia trasportare così pienamente in questo mondo parigino tanto da farti sembrare di esserci già stata.
Inoltre Amélie ha lo spirito della vera geek; anche senza smartphone crea enigmi e rompicapo per incontrare il suo Nino… scommetto di non essere l’unica ad essersi immaginata di essere come lei. Spesso infatti, noi amanti della tecnologia, siamo un pò solitarie e introverse; preferiamo fare ricerche su tutti i social su quel ragazzo che ci piace, creando stratagemmi piuttosto che presentarci direttamente!
Ma torniamo alla nostra lista! Ho creato per voi (e, non lo nego, anche per buttarmi avanti con la lista della valigia!) una mini guida per organizzare la borsa da viaggio per chi visiterà questa città durante le feste o in futuro (sempre utile non solo per Parigi!).

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1. Organizziamo lo smartphone

Ho creato una cartella di app con la mappa della città (funzionante anche in offline, ne trovate di molti tipi) + google maps con i punti di interesse già selezionati.
Inoltre non dimentichiamo un traduttore simultaneo perché, si sà, il francese o lo parli alla perfezione oppure meglio evitare figuracce!
Amélie scatta le foto alle nuvole con una mitica Kodak Instamatic. Io mi attrezzo con Hipstamatic e per un’editing veloce Pixlr Express
Oltre al telefono porterò con me una mini power bank per poter ricaricare il telefono all’emergenza; utilizzando sia come guida, sia per scattare foto al volo, la batteria non durerà fino a sera.

 

2. Macchina Fotografica

Non posso partire senza la mia amata reflex con obiettivo fisso versatile e luminoso  (50 mm), per avere dei ricordi con una qualità maggiore e più libertà di espressione.
Stavolta niente flash ne attrezzatura extra, voglio avere il minimo indispensabile per potermi concentrare più sulla ricerca di particolari; le piccole cose che Amélie ama tanto.

 

3. Intrattenimento

Per il viaggio un tablet caricato con qualche libro e la colonna sonora del film per iniziare a trasportarci nel mood + mega cuffie visto che quelle in dotazione in volo sono orribili! Io ho preso queste su amazon, stile retrò e isolamento perfetto dai rumori esterni.

 

4. Diario di Viaggio

Come dimenticare il meraviglioso album di fototessere che colleziona Nino? Mi sono attrezzata per creare un diario di viaggio on the go con un quaderno in carta riso, colla, washi tape e penne colorate. Il tutto in una bag in bag di Muji pronta all’occorrenza per incollare e catalogare ricordi. Ho già segnato l’appuntamento per una foto ricordo alla macchina delle fototessere alla stazione Gare de l’Est.
L’idea del quaderno l’ho copiata dallo stupendo diario di viaggio di New York di Valentina date un’occhiata!

 

5. Beauty & look

La nostra eroina ha un look personalissimo, semplice ma pratico e un’acconciatura impeccabile.. per non farmi trovare impreparata ho allestito un mini beauty case da borsetta con: mollettine, mascara, profumo, rossetto, lipbalm e crema mani!
In questo modo posso stare fuori tutto il giorno senza preoccuparmi di dover tornare in albergo a ritoccare il trucco prima della cena!
Per quanto riguarda un cambio veloce nel bagaglio a mano, ho creato questo look ispirato ad Amélie su Polyvore
Non so se riuscirò a trovare degli abbinamenti simili nel mio guardaroba ma sicuramente farò shopping in viaggio tra le vie del centro!

 

6. Mappa di Amélie

Per le super appassionate del film, non dimentichiamoci infine di segnare nel percorso l’appuntamento al Café des 2 Moulins per mangiare la creme brulè rompendo la crosta con il cucchiaino!
Se siete interessate al percorso del film con tanto di una carinissima mappa disegnata da una collega blogger, vi consiglio anche di dare un’occhiata a questo articolo sul blog di Isabò!

 

Bene, direi che sono pronta a partire,
au revoir et Joyeux Noël!
Carola Speri
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Un Service Designer ad Architecta 2014

Raramente in Italia si sente parlare di Service Design, ma alcuni semi iniziano a germogliare e a presenziare a summit d’eccellenza.

Questo weekend Architecta 2014 ha proposto a Bologna, presso il Camplus Bononia, due giorni di workshop, seminari e conferenze sull’Architettura delle relazioni. Su come si progettano, sulle conseguenze che esse hanno nei rapporti fra le persone e fra le persone e le cose ci possa portare dritti al cuore della rivoluzione culturale portata dalla rete.  Una rivoluzione che non avviene in un “altrove”, ma nella vita quotidiana di ognuno di noi.

www.architecta.it

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Di particolare rilevanza è stato l’intervento di Vincenzo di Maria, Service Designer orientato alla Social Innovation.

Vincenzo ha parlato di come progettare servizi per un’economia di rete, riportando il caso di Impact Hub Siracusa.

Ed ancora, di come animare una rete territoriale di imprenditori, progettisti e innovatori tramite la progettazione di servizi dedicati, nuovi strumenti digitali ed esperienze offline. Una narrazione ricca di spunti interessanti sulle sinergie tra rete ed utenti.

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Vincenzo fonda la sua professione sui principi di responsabilità sociale, legati al design e all’innovazione di prodotti, servizi ed esperienze. Combinando elementi di empatia, creatività e strategia lavora come catalizzatore di reti professionali, design thinker e agente di cambiamento sociale offrendo servizi di progettazione ad organizzazioni, pubbliche amministrazioni e realtà associative.

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Il suo approccio alla progettazione è olistico, ludico e incentrato sull’utenza. Vincenzo lavora come community manager presso Impact Hub Siracusa ed è anche il fondatore di commongroundpeople una rete internazionale di designer e professionisti attenti alle dinamiche sociali che collaborano per generare innovazione nei servizi ed esperienze progettati intorno alle persone.

Un Service Designer a tutto tondo.

Alcuni suoi interventi e lavori potete trovarli qui
Su Twitter è @vdmdesign

www.vincenzodimaria.com
www.commongroundpeople.com
www.designagainstcrime.com
www.torkecc.com
siklab.it
siracusa.impacthub.net

Alla prossima

Marianna Zocca
alias Zuc Zuc

www.mariannazocca.com 
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sheryl

#FacciamociAvanti: il mantra delle donne in carriera (con famiglia al seguito)

Questo non è un libro di memorie, anche se ho inserito episodi della mia vita. Non insegna a migliorare la propria esistenza, anche se spero davvero che possa essere d’aiuto. Non è un libro sulla gestione della carriera, anche se offro dei consigli in questo campo. Non è un manifesto femminista: va bene, è una specie di manifesto femminista, ma di un genere che spero ispiri gli uomini tanto quanto le donne.

(Sheryl Sandberg – Facciamoci avanti. Le donne, il lavoro e la voglia di riuscire)

facciamociavantiÈ con parole dirette come queste, sapientemente mixate ad esperienze di vita vissuta e a un sacco di consigli pratici, che Sheryl Sandberg, direttore operativo di Facebook, al nono posto nella classifica delle donne più potenti del mondo stilata da Forbes, offre alle donne le soluzioni giuste per realizzare pienamente il loro potenziale.

Viviamo in un mondo fatto di pregiudizi, dove la donna che mette il lavoro prima dei figli è vista come una figura priva di sentimenti materni, fredda, cinica e insensibile, e quella che dà priorità alla famiglia, mettendo in secondo piano la carriera, appare arrendevole e poco motivata.
Ma spesso la “colpa inconscia” è delle donne stesse, che si scoraggiano e rinunciano in partenza, pur avendo tutte le capacità per riuscire a fare entrambe le cose con successo.

Ogni lavoro richiede un sacrificio. Tutto sta nell’evitare i sacrifici inutili. Questo è particolarmente difficile perché la nostra cultura del lavoro dà molto valore alla dedizione totale. Temiamo che menzionare altre priorità ci faccia perdere valore come lavoratrici.

L’autrice cita nel suo libro studi e ricerche interessanti (lodevole è la meticolosa attività di analisi e documentazione compiuta), come ad esempio quello dell’Early Child Care Research Network, ad oggi il più ambizioso ed esauriente studio sul rapporto fra accudimento e sviluppo nel bambino, in particolare sugli effetti delle cure esclusivamente materne raffrontate con la frequenza di una scuola dell’infanzia. Come sottolinea Sheryl «vale la pena leggere con calma una delle loro scoperte e, forse, leggerla due volte»:

“Le cure esclusivamente materne non hanno relazione con un esito migliore o peggiore nei bambini. Non sussiste quindi alcun motivo per cui le madri debbano avere la sensazione di danneggiare i figli se decidono di lavorare”.

Essere madre amorevole e donna in carriera è possibile. Una non esclude l’altra. Sheryl ci crede e ci tiene a precisarlo più volte, citando come esempio prima di tutto se stessa, con le scelte, gli errori e le battaglie quotidiane che si è trovata ad affrontare. E raccogliendo poi testimonianze e aneddoti di amiche, colleghe, conoscenti.

La nascita di un figlio cambia all’istante il nostro modo di definirci. Le donne diventano madri. Gli uomini diventano padri. Le coppie diventano genitori. Le nostre priorità cambiano in maniera radicale. La genitorialità può essere la più appagante delle esperienze, ma anche la più difficile e quella che, in assoluto, ci rende più umili. Se ci fosse un modo giusto per allevare i bambini, tutti lo metterebbero in pratica. Chiaramente, non è così.

Le donne sanno fare rete, lo dimostrano i Lean in circles, nati sulla scia di un movimento femminista a metà tra business school e book club e, perché no, anche i tanti gruppi di Girl Geek Dinner nati nel mondo (di cui sono onorata di far parte anch’io). Se tutte insieme lottiamo per la parità dei diritti, per il riconoscimento delle nostre capacità e per la possibilità di ricoprire posizioni di leadership tanto quanto gli uomini, raggiungere questi traguardi sarà ancora più facile. Quindi, Facciamoci avanti!

Non esiste una consonanza perfetta quando cerchi qualcosa di importante: devi cogliere le opportunità e fare in modo che si adeguino a te, e non viceversa. La capacità di imparare è la dote più importante che può avere un leader.

ps. Sarebbe interessante sapere cosa ne pensa Sheryl della recente proposta di Facebook ed Apple che, per impedire alle loro dipendenti di interrompere l’arrampicata professionale con una gravidanza, mettono a disposizione un servizio di congelamento ovuli tutto spesato.

Magari forse avrebbe preferito gli 80 euro di Renzi. ;)

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Il discorso di Sheryl Sandberg alla TED “Sul perché le donne leaders sono troppo poche”

Beatrice Borini
www.langolodeilibri.it
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Selfie: è arrivata la serie che non fa scintille

Ormai è un must, scagli la prima pietra chi almeno una volta non si è fatto una (o si dice un?) SELFIE.

La selfie è diventatà un vero e proprio fenomeno culturale che non ha risparmiato nessuno: in prima linea si posizionano le celebrità dello show-biz, e non si risparmiano da questa pratica nemmeno politici (ahinoi anche quelli italiani: come non rattristarci un attimo pensando alla selfie del Nongiovane Matteo Renzi e alla piaga della televisione italiana, conosciuta anche come Barbara D’Urso?), passando ovviamente per la gente comune (“che ama davvero” cit.). Insomma selfie in vacanza, selfie al concerto, selfie la mattina appena svegli, selfie con il personaggio famoso di turno, selfie nelle selfie… un vero boom.

La serialità televisiva ovviamente non poteva starsene in disparte, anche se dopo aver visto le prime puntate di ‘Selfie’ (giustappunto), la nuova serie della rete ABC, forse sarebbe stato meglio farlo. Nonostante già il promo mandato in onda ad inizio estate mi avesse già fatto storcere il naso, svelando in pochi minuti una previdibile incosistenza, da amante delle serie televisive e da brava social media something (per professione e per diletto) attendevo con crescente curiosità questa nuova serie.

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I presupposti per fare una commedia senza troppe pretese ma carina e godibile c’erano tutti: un tema di tendenza, un cast frizzante, la rete giusta (per un prodotto senza troppe pretese). E invece cosa è andato storto? Praticamente tutto: la trama è inconsistente, la protagonista – seppur interpretata da una convincente Karen Gillan – è insostenibile, non ci sono prospettive di sviluppo di un minino interesse all’orizzonte e i dialoghi sono poveri e per nulla brillanti (cose che ti vien quasi voglia di guardare Vacanze di Natale 1990 – era quello con Dylan vero? Perchè io intendevo quello).

Forse l’autoscatto tanto di moda non vi sembrerà un tema così consistente ma, in realtà, l’esigenza di apparire e la necessità virtuale di esistere nel mondo dei social sono un tema molto attuale che poteva essere affrontanto in maniera comica ma interessante. Forse non è stato colto il punto: c’erano due modi per affrontare in commedia un tema del genere, ossia quello della commedia intelligente e sarcastica (a cui questo prodotto ovviamente non ha mai nemmeno pensato), o la commedia leggera che fa sorridere ma non ci si avvicina nemmeno minimamente a questo intento. Purtroppo, tutto quello che abbiamo visto in questi primi episodi di Selfie è una storia scadente, un build-up inesistente e nessun tentativo di fare una riflessione sociologica sul fenomeno dei selfie – o, più in generale, sulla dipendenza dall’“essere sui social”. Nonostante abbia visto serie deboli migliorare nel corso degli episodi, in questo caso devo ammetterlo: le possibilità sono nulle e dubito altamente di poter essere smentita.

Non so se arriverà in Italia (in caso, immagino sulle pay tv) o se sarà cancellata ancora prima di avere qualche possibilità di essere esportata fuori dagli Stati Uniti…  certo è che non ne sentiremo la mancanza, aspettando con ansia una serie che sappia parlare di questi temi: il genere comedy avrebbe largo margine di sviluppo con i nuovi “caratteri sociali” generati dall’era dei social. Quindi, classifichiamo Selfie come un tentativo fallito e… avanti il prossimo!

Stefania Berlasso
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classifica

Piccole nerd crescono… nei mitici anni 80

Scommetto che tra di voi GGD andavano di moda dei giochi straordinari e che vi hanno segnate irreparabilmente, o sbaglio?

Partiamo dall’inizio.
Ricordiamoci che essere una bambina tra i 4 e gli 8 anni ed essere anche un po’ nerd nell’animo, negli anni ’80, non era facile come lo è ora.
I giochi che racchiudevano in sé un pochino di tecnologia erano, infatti, molto pochi rispetto a quelli che si possono trovare ora nei negozi di giochi.

Però, a ben pensarci, quelli che c’erano sono stati per noi davvero straordinari.

Sono tanti i giochi che sono finiti nella mia cantina nell’attesa di avere qualche figlio, figlia, nipotino o nipotina nerd (o che trasformerò io in tale) che mi dia la scusa di rispolverarli.
Tra quelli che ho e quelli che avrei voluto avere a tutti i costi, ce ne sono alcuni che mi hanno segnata per diversi motivi.
Oggi voglio condividere con voi la mia personale classifica.

Primo posto

il Friggi Friggi

Mistero della fisica
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Altro che tortine di fango o di sabbia in spiaggia. Questa meraviglia permetteva di cucinare una bella bistecca con patatine fritte in pochi minuti simulando l’effetto della cottura della carne su delle fantastiche bistecchine di plastica.
Per chi non la ricordasse, bastava un po’ di acqua e grazie a un giochino che potrebbero spiegarci gli esperti di fisica, la bistecca di plastica cambiava colore passando da cruda a cotta.
Mi sono sempre chiesta come potesse funzionare e ho provato e riprovato mille volte a cucinarle per cercare di capirci qualcosa.
Qualcuna di voi lo sa?

Secondo posto

il Grillo Parlante

Il primo “computer”
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E’ vero minacciava di essere troppo educativo per i più, però era la prima cosa che potevo usare a mio piacimento che più si avvicinava a un computer ed era bellissimo! Tra l’altro la forma mi ricorda pericolosamente un ipad…

Alzi la mano chi non ha fatto i peggiori strafalcioni della storia proprio con questo strumento.

Terzo posto

Tricky Traps

La prima forma di dipendenza da videogiochi
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Sì, è vero, non è digitale, ma quanto tempo ci passavamo sopra? Per quanto mi riguarda mi ha seriamente allenata alla dipendenza causata e alla capacità di attenzione richiesta dai videogiochi che avrei scoperto qualche anno più tardi.
Fantastico!

Menzione speciale

La Maglieria Magica


Rivoluzione industriale

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Per le amanti della moda c’era un grande classico: La maglieria Magica Mattel. Agli occhi di una bambina: un prodigio; agli occhi di un adulta: un macchinario in plastica che poteva far invidia alle più accanite amanti dell’uncinetto. Bastava mettere la lana nel macchinario per farne uscire sciarpe e vestitini per le Barbie e per se stesse.
Questa non la ho mai avuta ma credo che avrei trascorso più tempo a smontarla per capirne il funzionamento che a usarla e quindi forse i miei genitori ci hanno visto giusto a non comprarmela…

E voi quali giochi nerd avete in cantina? Quali erano i vostri preferiti e quali hanno formato di più il vostro animo nerd prima dell’avento dei videogiochi?

Cristina Pozzi
imnoguru.com
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VERONACHEMAMME! Ovvero Verona formato famiglia

Quando rimasi incinta ed ebbi mia figlia l’interrogativo più grande che mi aveva accompagnato per molti mesi era: mo’ che si fa? Ti ritrovi con questa creaturina minuscola che ha bisogno di tutto, soprattutto ha bisogno di te, mamma, ma senti che anche tu hai bisogno disperatamente di qualcuno che sia nella tua stessa situazione o perlomeno che ci sia passato, per avere un confronto. Dove rivolgersi? A chi chiedere? Dove andare a Verona con la pargola?

Da questa esigenza a cui ancora nessuno aveva saputo rispondere è nato il concept di VeronaCheMamme! il primo portale per le famiglie di Verona e provincia.

Sempre di più le mamme guardano in rete per sapere cosa fare con i loro bambini, dove trovare la sala per la festa di compleanno, cosa offre quel tal ospedale rispetto a un altro. Se una volta c’era una fitta rete di conoscenze tra famigliari, vicini di casa, amici, che era in grado di soddisfare con il passaparola una serie di risposte e aiuti concreti, oggi più che mai le famiglie sono spesso lasciate a loro stesse e internet supplisce al bisogno di informazione che prima si riceveva dall’esterno.

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VeronaCheMamme! è la versione territoriale del network nazionale ItaliaCheMamme!,e vuole essere un punto di riferimento online per le mamme (ma anche nonni, papà, zie e quant’altro) che dia spunti, risposte da parte di professionisti, informazioni su eventi, attività, laboratori per bambini, sino ad arrivare alla mappatura delle attività family friendly del territorio veronese.

Un punto di incontro tra domanda e offerta per tutto ciò che concerne i servizi alle famiglie, come tate o baby-sitter, animatrici per feste, architetti specializzati nell’arredamento di camerette, oppure pediatri, ginecologi, ostetriche, alcuni provati e testati direttamente dalla redazione. Il team che supporta il progetto è tutto al femminile e rigorosamente geek addicted e social media lover; infatti, una caratteristica importante del portale è che i canali social (al momento Facebook, Twitter, Google+) servono a dare una voce “live” agli eventi, alle iniziative che si vuole diffondere, nonché mantenere un filo diretto per il confronto e le richieste con gli utenti.

Perché oggi, più che mai, fare rete non è più sufficiente, occorre fare community e scoprire la Verona a misura di famiglia.

Lara Rigo
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Sito Web

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