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6 soluzioni per disfarsi dei regali non graditi di questo Natale

Anche questo Natale è passato e insieme a qualche kiletto in più grazie alle solite abbuffate, si porta con sé anche tanti regali, a volte straordinari e che rispecchiano esattamente i vostri gusti e desideri, a volte poco utili o di troppo o che avete già. Accanto alla gioia di regali bellissimi c’è spesso l’imbarazzo dei regali non graditi.

Bad Christmas Gifts

E come possiamo fare a evitare gli sprechi e soprattutto a evitare di riempirci gli armadi di cose che non useremo mai?

Ecco qualche soluzione pensata per voi:

1) Fate del bene. In pieno spirito natalizio potete scovare qualche pesca di beneficenza o associazione che può essere interessata a trasformare questi regali in beneficenza.

2) Se invece volete in qualche modo ricavarne qualcosa potreste anche guadagnateci con siti come eBay o siti di annunci come subito.it o anche con Amazon che permette di vendere anche piccole quantità a costi molto bassi. In questo modo vi libererete dei regali in eccesso e metterete via qualche risparmio.

3) Vi sembra troppo il fatto di intascare soldi? Bene allora barattateli con regali più belli: ci pensano siti come Zerorelativo.itE-barty.itCoseinutili.itSoloscambio.itSwapclub.it a darvi una mano.

Ce ne sono tantissimi. Potete scegliere il più adatto al tipo di regalo che volete scambiare e ricevere in cambio crediti da usare più avanti o regali più belli e più utili subito.

4) Se si tratta di vestiti e siete abbastanza in confidenza da chiedere, provate con la scusa della taglia a fare un cambio direttamente in negozio … non si sa mai :-)

5) Riciclate! Non si tratta di un’incitazione all’ecologia ma all’arte del riciclo. Ci sarà pure qualcuno che conoscete a cui potrebbe piacere quel regalo e a cui regalarlo no?

6) L’ultima spiaggia è una bella tombola a capodanno con gli amici più stretti (non chi ha fatto i regali possibilmente J ). Potreste far felice qualche vostro amico con gusti diversi dai vostri. E se proprio il regalo è impresentabile almeno trascorrerete una bella serata con i vostri amici suscitando qualche risata.

Cristina Pozzi
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Nella borsa di Amélie – alla scoperta di Parigi!

Uno dei film da sempre nella mia classifica dei preferitissimi è “Il favoloso mondo di Amélie” e questo Natale per la prima volta visiterò Parigi e potrò finalmente immergermi in questa favolosa città!
Ciò che più amo di questo film sono le immagini e i colori, il fatto che ti sappia trasportare così pienamente in questo mondo parigino tanto da farti sembrare di esserci già stata.
Inoltre Amélie ha lo spirito della vera geek; anche senza smartphone crea enigmi e rompicapo per incontrare il suo Nino… scommetto di non essere l’unica ad essersi immaginata di essere come lei. Spesso infatti, noi amanti della tecnologia, siamo un pò solitarie e introverse; preferiamo fare ricerche su tutti i social su quel ragazzo che ci piace, creando stratagemmi piuttosto che presentarci direttamente!
Ma torniamo alla nostra lista! Ho creato per voi (e, non lo nego, anche per buttarmi avanti con la lista della valigia!) una mini guida per organizzare la borsa da viaggio per chi visiterà questa città durante le feste o in futuro (sempre utile non solo per Parigi!).

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1. Organizziamo lo smartphone

Ho creato una cartella di app con la mappa della città (funzionante anche in offline, ne trovate di molti tipi) + google maps con i punti di interesse già selezionati.
Inoltre non dimentichiamo un traduttore simultaneo perché, si sà, il francese o lo parli alla perfezione oppure meglio evitare figuracce!
Amélie scatta le foto alle nuvole con una mitica Kodak Instamatic. Io mi attrezzo con Hipstamatic e per un’editing veloce Pixlr Express
Oltre al telefono porterò con me una mini power bank per poter ricaricare il telefono all’emergenza; utilizzando sia come guida, sia per scattare foto al volo, la batteria non durerà fino a sera.

 

2. Macchina Fotografica

Non posso partire senza la mia amata reflex con obiettivo fisso versatile e luminoso  (50 mm), per avere dei ricordi con una qualità maggiore e più libertà di espressione.
Stavolta niente flash ne attrezzatura extra, voglio avere il minimo indispensabile per potermi concentrare più sulla ricerca di particolari; le piccole cose che Amélie ama tanto.

 

3. Intrattenimento

Per il viaggio un tablet caricato con qualche libro e la colonna sonora del film per iniziare a trasportarci nel mood + mega cuffie visto che quelle in dotazione in volo sono orribili! Io ho preso queste su amazon, stile retrò e isolamento perfetto dai rumori esterni.

 

4. Diario di Viaggio

Come dimenticare il meraviglioso album di fototessere che colleziona Nino? Mi sono attrezzata per creare un diario di viaggio on the go con un quaderno in carta riso, colla, washi tape e penne colorate. Il tutto in una bag in bag di Muji pronta all’occorrenza per incollare e catalogare ricordi. Ho già segnato l’appuntamento per una foto ricordo alla macchina delle fototessere alla stazione Gare de l’Est.
L’idea del quaderno l’ho copiata dallo stupendo diario di viaggio di New York di Valentina date un’occhiata!

 

5. Beauty & look

La nostra eroina ha un look personalissimo, semplice ma pratico e un’acconciatura impeccabile.. per non farmi trovare impreparata ho allestito un mini beauty case da borsetta con: mollettine, mascara, profumo, rossetto, lipbalm e crema mani!
In questo modo posso stare fuori tutto il giorno senza preoccuparmi di dover tornare in albergo a ritoccare il trucco prima della cena!
Per quanto riguarda un cambio veloce nel bagaglio a mano, ho creato questo look ispirato ad Amélie su Polyvore
Non so se riuscirò a trovare degli abbinamenti simili nel mio guardaroba ma sicuramente farò shopping in viaggio tra le vie del centro!

 

6. Mappa di Amélie

Per le super appassionate del film, non dimentichiamoci infine di segnare nel percorso l’appuntamento al Café des 2 Moulins per mangiare la creme brulè rompendo la crosta con il cucchiaino!
Se siete interessate al percorso del film con tanto di una carinissima mappa disegnata da una collega blogger, vi consiglio anche di dare un’occhiata a questo articolo sul blog di Isabò!

 

Bene, direi che sono pronta a partire,
au revoir et Joyeux Noël!
Carola Speri
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#FacciamociAvanti: il mantra delle donne in carriera (con famiglia al seguito)

Questo non è un libro di memorie, anche se ho inserito episodi della mia vita. Non insegna a migliorare la propria esistenza, anche se spero davvero che possa essere d’aiuto. Non è un libro sulla gestione della carriera, anche se offro dei consigli in questo campo. Non è un manifesto femminista: va bene, è una specie di manifesto femminista, ma di un genere che spero ispiri gli uomini tanto quanto le donne.

(Sheryl Sandberg – Facciamoci avanti. Le donne, il lavoro e la voglia di riuscire)

facciamociavantiÈ con parole dirette come queste, sapientemente mixate ad esperienze di vita vissuta e a un sacco di consigli pratici, che Sheryl Sandberg, direttore operativo di Facebook, al nono posto nella classifica delle donne più potenti del mondo stilata da Forbes, offre alle donne le soluzioni giuste per realizzare pienamente il loro potenziale.

Viviamo in un mondo fatto di pregiudizi, dove la donna che mette il lavoro prima dei figli è vista come una figura priva di sentimenti materni, fredda, cinica e insensibile, e quella che dà priorità alla famiglia, mettendo in secondo piano la carriera, appare arrendevole e poco motivata.
Ma spesso la “colpa inconscia” è delle donne stesse, che si scoraggiano e rinunciano in partenza, pur avendo tutte le capacità per riuscire a fare entrambe le cose con successo.

Ogni lavoro richiede un sacrificio. Tutto sta nell’evitare i sacrifici inutili. Questo è particolarmente difficile perché la nostra cultura del lavoro dà molto valore alla dedizione totale. Temiamo che menzionare altre priorità ci faccia perdere valore come lavoratrici.

L’autrice cita nel suo libro studi e ricerche interessanti (lodevole è la meticolosa attività di analisi e documentazione compiuta), come ad esempio quello dell’Early Child Care Research Network, ad oggi il più ambizioso ed esauriente studio sul rapporto fra accudimento e sviluppo nel bambino, in particolare sugli effetti delle cure esclusivamente materne raffrontate con la frequenza di una scuola dell’infanzia. Come sottolinea Sheryl «vale la pena leggere con calma una delle loro scoperte e, forse, leggerla due volte»:

“Le cure esclusivamente materne non hanno relazione con un esito migliore o peggiore nei bambini. Non sussiste quindi alcun motivo per cui le madri debbano avere la sensazione di danneggiare i figli se decidono di lavorare”.

Essere madre amorevole e donna in carriera è possibile. Una non esclude l’altra. Sheryl ci crede e ci tiene a precisarlo più volte, citando come esempio prima di tutto se stessa, con le scelte, gli errori e le battaglie quotidiane che si è trovata ad affrontare. E raccogliendo poi testimonianze e aneddoti di amiche, colleghe, conoscenti.

La nascita di un figlio cambia all’istante il nostro modo di definirci. Le donne diventano madri. Gli uomini diventano padri. Le coppie diventano genitori. Le nostre priorità cambiano in maniera radicale. La genitorialità può essere la più appagante delle esperienze, ma anche la più difficile e quella che, in assoluto, ci rende più umili. Se ci fosse un modo giusto per allevare i bambini, tutti lo metterebbero in pratica. Chiaramente, non è così.

Le donne sanno fare rete, lo dimostrano i Lean in circles, nati sulla scia di un movimento femminista a metà tra business school e book club e, perché no, anche i tanti gruppi di Girl Geek Dinner nati nel mondo (di cui sono onorata di far parte anch’io). Se tutte insieme lottiamo per la parità dei diritti, per il riconoscimento delle nostre capacità e per la possibilità di ricoprire posizioni di leadership tanto quanto gli uomini, raggiungere questi traguardi sarà ancora più facile. Quindi, Facciamoci avanti!

Non esiste una consonanza perfetta quando cerchi qualcosa di importante: devi cogliere le opportunità e fare in modo che si adeguino a te, e non viceversa. La capacità di imparare è la dote più importante che può avere un leader.

ps. Sarebbe interessante sapere cosa ne pensa Sheryl della recente proposta di Facebook ed Apple che, per impedire alle loro dipendenti di interrompere l’arrampicata professionale con una gravidanza, mettono a disposizione un servizio di congelamento ovuli tutto spesato.

Magari forse avrebbe preferito gli 80 euro di Renzi. ;)

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Il discorso di Sheryl Sandberg alla TED “Sul perché le donne leaders sono troppo poche”

Beatrice Borini
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Piccole nerd crescono… nei mitici anni 80

Scommetto che tra di voi GGD andavano di moda dei giochi straordinari e che vi hanno segnate irreparabilmente, o sbaglio?

Partiamo dall’inizio.
Ricordiamoci che essere una bambina tra i 4 e gli 8 anni ed essere anche un po’ nerd nell’animo, negli anni ’80, non era facile come lo è ora.
I giochi che racchiudevano in sé un pochino di tecnologia erano, infatti, molto pochi rispetto a quelli che si possono trovare ora nei negozi di giochi.

Però, a ben pensarci, quelli che c’erano sono stati per noi davvero straordinari.

Sono tanti i giochi che sono finiti nella mia cantina nell’attesa di avere qualche figlio, figlia, nipotino o nipotina nerd (o che trasformerò io in tale) che mi dia la scusa di rispolverarli.
Tra quelli che ho e quelli che avrei voluto avere a tutti i costi, ce ne sono alcuni che mi hanno segnata per diversi motivi.
Oggi voglio condividere con voi la mia personale classifica.

Primo posto

il Friggi Friggi

Mistero della fisica
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Altro che tortine di fango o di sabbia in spiaggia. Questa meraviglia permetteva di cucinare una bella bistecca con patatine fritte in pochi minuti simulando l’effetto della cottura della carne su delle fantastiche bistecchine di plastica.
Per chi non la ricordasse, bastava un po’ di acqua e grazie a un giochino che potrebbero spiegarci gli esperti di fisica, la bistecca di plastica cambiava colore passando da cruda a cotta.
Mi sono sempre chiesta come potesse funzionare e ho provato e riprovato mille volte a cucinarle per cercare di capirci qualcosa.
Qualcuna di voi lo sa?

Secondo posto

il Grillo Parlante

Il primo “computer”
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E’ vero minacciava di essere troppo educativo per i più, però era la prima cosa che potevo usare a mio piacimento che più si avvicinava a un computer ed era bellissimo! Tra l’altro la forma mi ricorda pericolosamente un ipad…

Alzi la mano chi non ha fatto i peggiori strafalcioni della storia proprio con questo strumento.

Terzo posto

Tricky Traps

La prima forma di dipendenza da videogiochi
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Sì, è vero, non è digitale, ma quanto tempo ci passavamo sopra? Per quanto mi riguarda mi ha seriamente allenata alla dipendenza causata e alla capacità di attenzione richiesta dai videogiochi che avrei scoperto qualche anno più tardi.
Fantastico!

Menzione speciale

La Maglieria Magica


Rivoluzione industriale

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Per le amanti della moda c’era un grande classico: La maglieria Magica Mattel. Agli occhi di una bambina: un prodigio; agli occhi di un adulta: un macchinario in plastica che poteva far invidia alle più accanite amanti dell’uncinetto. Bastava mettere la lana nel macchinario per farne uscire sciarpe e vestitini per le Barbie e per se stesse.
Questa non la ho mai avuta ma credo che avrei trascorso più tempo a smontarla per capirne il funzionamento che a usarla e quindi forse i miei genitori ci hanno visto giusto a non comprarmela…

E voi quali giochi nerd avete in cantina? Quali erano i vostri preferiti e quali hanno formato di più il vostro animo nerd prima dell’avento dei videogiochi?

Cristina Pozzi
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VERONACHEMAMME! Ovvero Verona formato famiglia

Quando rimasi incinta ed ebbi mia figlia l’interrogativo più grande che mi aveva accompagnato per molti mesi era: mo’ che si fa? Ti ritrovi con questa creaturina minuscola che ha bisogno di tutto, soprattutto ha bisogno di te, mamma, ma senti che anche tu hai bisogno disperatamente di qualcuno che sia nella tua stessa situazione o perlomeno che ci sia passato, per avere un confronto. Dove rivolgersi? A chi chiedere? Dove andare a Verona con la pargola?

Da questa esigenza a cui ancora nessuno aveva saputo rispondere è nato il concept di VeronaCheMamme! il primo portale per le famiglie di Verona e provincia.

Sempre di più le mamme guardano in rete per sapere cosa fare con i loro bambini, dove trovare la sala per la festa di compleanno, cosa offre quel tal ospedale rispetto a un altro. Se una volta c’era una fitta rete di conoscenze tra famigliari, vicini di casa, amici, che era in grado di soddisfare con il passaparola una serie di risposte e aiuti concreti, oggi più che mai le famiglie sono spesso lasciate a loro stesse e internet supplisce al bisogno di informazione che prima si riceveva dall’esterno.

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VeronaCheMamme! è la versione territoriale del network nazionale ItaliaCheMamme!,e vuole essere un punto di riferimento online per le mamme (ma anche nonni, papà, zie e quant’altro) che dia spunti, risposte da parte di professionisti, informazioni su eventi, attività, laboratori per bambini, sino ad arrivare alla mappatura delle attività family friendly del territorio veronese.

Un punto di incontro tra domanda e offerta per tutto ciò che concerne i servizi alle famiglie, come tate o baby-sitter, animatrici per feste, architetti specializzati nell’arredamento di camerette, oppure pediatri, ginecologi, ostetriche, alcuni provati e testati direttamente dalla redazione. Il team che supporta il progetto è tutto al femminile e rigorosamente geek addicted e social media lover; infatti, una caratteristica importante del portale è che i canali social (al momento Facebook, Twitter, Google+) servono a dare una voce “live” agli eventi, alle iniziative che si vuole diffondere, nonché mantenere un filo diretto per il confronto e le richieste con gli utenti.

Perché oggi, più che mai, fare rete non è più sufficiente, occorre fare community e scoprire la Verona a misura di famiglia.

Lara Rigo
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Tips & tricks (geek e non) per sopravvivere allo stress da valigia

Tempo di vacanze: c’è chi va via pochi giorni e chi (fortunello) anche molto di più. Il minimo comune denominatore, comunque, è sempre quello. La valigia. L’incubo di ogni donna, croce e delizia di colei che ama decidere con dovizia di particolare cosa portare via, dall’intimo alle scarpe, dal bagnoschiuma all’anti-zanzare. Ma ammettiamolo, non c’è volta che ci vada liscia al primo colpo senza dimenticarci qualcosa o senza lottare disperatamente contro quell’aggeggio infernale che non si chiude mai.

Si avvicina anche per me il momento di preparare il mio bagaglio e – ormai – credo di aver sviluppato una discreta capacità di ovviare all’isterismo da valigia. Ecco quindi che mi appresto a darvi qualche (magari anche scontato) consiglio, geek e non.

  1. Lasciate a casa quello che non vi serve, puntate su poche cose ma utili e versatili (Capitan Ovvio): che stiate via due o dieci giorni portarvi dietro l’armadio intero vi procurerà più un mal di schiena che altro, senza contare che le cose che non avete messo durante la vacanza saranno comunque da lavare/stendere/stirare: se le lasciate a casa avrete meno lavoro al vostro ritorno!
  2. Fatevi una lista: per riuscire a mettere in pratica il punto uno vi serve un supporto che vi faccia mettere ordine nel casino che avete in testa (e nell’armadio). Le possibilità sono infinite: bloc notes e penna, per le nostalgiche; le app per smartphone e tablet per le più geek; le liste già pronte che si trovano un po’ dappertutto (da Pinterest a Google Immagini) per chi cerca un compromesso tra le due cose. A chi interessano le app consiglio Pack the bag (iOS – free): non avrà una grafica eccezionale, ma è la più comoda e fornita che abbia mai provato.stress-valigia_ggd_04
  3. Usate una volta per tutte i campioncini che state accumulando dal 2002: ammettetelo, per un motivo o per l’altro anche voi avete un beauty, una scatola o (per le più estreme) addirittura un cassetto pieno di campioncini o minitaglie che stanno lì a fare arredamento. Beh, breaking news: quelle maledette bustine si possono usare davvero! Lasciarle nella scatola non ha alcuna utilità: riempite una trousse (piccola) con campioncini per ogni categoria secondo le esigenze: shampoo & balsamo, bagnoschiuma, profumo (di quelli ne avete mille, lo so), crema corpo, sapone intimo. Al ritorno li avrete finiti e guadagnato uno spazio in più in valigia per gli acquisti da vacanza. In mancanza di alcune bustine di prodotto potete sempre comprare quei set da viaggio di contenitori vuoti da riempire con i vostri prodotti abituali.
  4. Rollate, non piegate: non sto suggerendo nulla di scandaloso, tranquille, vi sto solo suggerendo di arrotolare su sé stessi i capi che mettete in valigia anziché piegarli. Scoprirete che i benefici sono due: occupate lo spazio in valigia in maniera molto più ottimale e non si stropicceranno in maniera indegna, perché eviterete le classiche pieghe da “pressione”. In questo post trovate ben spiegato come.stress-valigia_ggd_03
  5. Sfruttate il web per prendere spunto su cosa indossare mentre siete via: Carola ve ne ha già parlato, quindi io rafforzo il concetto: Pinterest per organizzarsi è fantastico. Alcune keyword che possono tornarvi utili da combinare a piacere: “Packing/luggage/travel” +  “tips/tricks/how to”. Cercate sia pin singoli che boards e vi si aprirà un mondo. Mio consiglio: create una board segreta in cui caricare solo per voi stesse le foto dei capi che avete intenzione di portarvi dietro. Le vedete solo voi e avere uno sguardo d’insieme aiuterà in fase di selezione (e per l’anno prossimo può tornare utile).
  6. Mettete in sicurezza liquidi e prodotti beauty con la pellicola: direte voi, “che gran consiglio!”. Eh no, non è così banale! Perché, amiche mie, la pellicola non va messa sopra come facciamo di solito (va via subito), bensì sotto il tappo! Vi si risolverà la vita e sarete al sicuro da fastidiose perdite nei beauty o –peggio ancora – in valigia. Questo consiglio ovviamente è valido se non avete con voi solo i campioncini del punto 3. ;)
  7. La regola del 5-4-3-2-1: non è una balzana formula calcistica, ma una regoletta che metto per ultima semplicemente perché io non sono mai riuscita a rispettarla al 100%. Magari voi avete più fortuna! Tale regoletta vorrebbe che per una settimana fuori porta (al mare, per esempio) ci portassimo via: 5 top pieces (maglie, canotte, cardigan); 4 bottom pieces (gonne, pantaloni); 3 accessorizes (borsa, cintura, sciarpa, ecc); 2 shoes (una da giorno e una da sera); 1 bikini (o intero). Ecco, per me un costume solo è pressoché impossibile, al mare, di solito tendo a portarne via anche 5, ma per tutti gli altri punti secondo me è più che fattibile: il trucco sta nel partire fissandosi al massimo 3 o 4 colori (magari neutri)  e poi intercambiare i capi tra loro fino ad ottenere una o due mise al giorno, magari giocando sugli accessori per vivacizzare il look.

Fine dei consigli. Ne avrei tanti altri, ma mi sono limitata a quelli più utili!
Spero che vi possano servire!
Happy holidays!

Martina Aldegheri
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L'AppAladino

L’App di Aladino

La botanica è un mondo estremamente intrigante. Camminare per i sentieri di un bosco con la curiosità di incontrare nuovi fiori, arbusti, licheni ed associare il loro colore, profumo ad altre immagini è un gioco estremamente stimolante. E’ come camminare sul marciapiede di una metropoli. Quanti volti sconosciuti, espressivi che raccontano storie. Nella simbiosi con il mio smartphone, ogni volta che non conosco, sono sprovvista di … o mi emerge un bisogno, penso… vorrei un App che …

Camminando lungo i sentieri del lago di Tovel e scattando foto, ho desiderato di avere un’App che mi potesse indicare il nome dei fiori che vedevo o delle foglie, a partire dall’immagine scattata…

Quando cucino cibi per la prima volta, mi chiedo se esiste un’App che mi possa accompagnare nel capire quando quella o questa carne è cotta … lo ammetto, sono una schiappa in cucina!

Un’ App in grado di rilevare profumi ed odori… un’App che realizzi i miei sogni, quasi una lampada di Aladino!

La mia visione onirica mi porta a considera il potenziale enorme che al giorno d’oggi un’ App può apportare nella vita di ognuno di noi. L’attuale boom del mercato App sta portando anche alla svalutazione di questo supporto. La progettazione di un’App deve rispondere ad un bisogno rilevato, o in caso, stimolare nuovi bisogni orientati alla connessione e allo sharing, ma non creare replicati inutili.

Oggi sembra che ogni realtà debba segnare il proprio “debutto in società” con un’App, al pari della propria presenza sui social. Indipendentemente dal servizio che andrà ad offrire si inserita sul mercato con un buon lancio, finendo poi nel cestino del disuso ed occupando memoria su smartphone.

L’ago della bilancia è sicuramente la nostra consapevolezza d’uso, consapevolezza delle nostre curiosità, dei nostri bisogni e del fatto che oggi giorno lo smartphone può essere un validissimo strumento per ampliare e sostenere la ricerca intuitiva.

Assaporiamo l’uso delle nostre App quotidiane, attivando i nostri palati raffinati ed esigenti!

Alla prossima

Marianna Zocca
alias Zuc Zuc

www.mariannazocca.com
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Le 5 serie tv che una geek girl non può non aver visto…

Avendo la fama di una che guarda una serie infinita di serie tv spesso succede che mi vengano chiesti dei consigli su cosa guardare. Così oggi ho pensato a voi, e a cinque serie che consiglierei a una geek girl DOC. L’intenzione è di proporvi qualcosa di insolito magari meno conosciuto dal grande pubblico (The Big Bang Theory io non ve lo consiglierei mai ad esempio, ma ho escluso anche i grandi classici come The X-Files, Lost, ecc. ecc.) con la speranza di  stuzzicare la vostra curiosità.

CHUCK

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Genere: Spy-comedy

Trama: Chuck Bartosky lavora in un grande store di elettronica, all’assistenza informatica (il “Nerd Herd”) dopo aver abbandonato gli studi in ingegneria informatica. Vive con la sorella e il marito (entrambi medici) e condivide le sue giornate piuttosto piatte con l’amico/collega Morgan. La sua vita cambia quando dopo aver ricevuto una mail da un ex compagno di università si ritrova con un supercomputer (un database di spionaggio governativo) impiantato nel cervello. Da semplice commesso Chuck si troverà coinvolto nelle trame della CIA affiancato dagli agenti John e Sarah.

Perché sì, perché geek: Chuck è la classica serie leggera ma ben scritta, assolutamente non pretenziosa ma piacevole in ogni suo aspetto. Attrezzature high tech, spionaggio e una buona dose di ironia la rendono irresistibile per qualsiasi geek girl che si rispetti…e poi non manca quel pizzico di tenerezza grazie alla lovestory di turno (godibilissima). Inoltre Chuck è il fidanzato nerd che tutte vorremmo (il fatto che Zachary Levi, l’attore che lo interpreta, sian indubbiamente carino aiuta a rafforzare la portata).

30 ROCK

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Genere:
Comedy

Trama: 30 Rock racconta le vicende dietro le quinte di una trasmissione televisiva tutto dalla prospettiva dell’autrice Liz Lemon (interpretata dall’autrice di 30 Rock Tina Fey… la  televisione nella televisione nella televisione, nella televisione.. etc etc)

Perché sì, perché geek: Qui la tecnologia centra poco ma 30 Rock è probabilmente (almeno per me lo è) la miglior commedia della televisione americana. La sceneggiatura è densa di battute geniali e riferimenti all’attualità, alla pop culture e alla politica che la rendono senza dubbio di un livello superiore alla media. Inoltre offre un’analisi interessante del pianeta televisivo (almeno di quello statunitense), un punto di vista originale e auto ironico che non può che solleticare chi non è mai sazio di studi sui media. E se non bastasse la protagonista, Liz Lemon, è uno dei personaggi femminili più articolati e completi nel panorama televisivo (che purtroppo di buoni personaggi femminili è sempre stato un po’ povero).

Valide Alternative: The Office, Parks & Recreation, Community

SHERLOCK

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Genere:
British Drama

Trama: Prendete Sherlock Holmes e John Watson e metteteli nella Londra dei giorni nostri, attrezzateli di nuove tecnologie e di un blog e dategli i volti di due degli attori inglesi più quotati del momento, fate scrivere il tutto da due autori televisivi dal piglio geniale e avrete una delle migliori serie della storia della televisione.

Perché sì, perché geek: In anni e anni di dipendenza seriale ho imparato una cosa, i britannici (sopratutto quelli della BBC) fan poche cose (in confronto alla produzione statunitense) ma le fanno davvero bene. Sherlock rasenta la perfezione, in tutto e per tutto, dalla sceneggiatura, alla regia, alle interpretazioni… sono i tasselli di un puzzle perfetto. Intuibilmente favorito dal genio dell’opera letteraria di Arthur Conan-Doyle Sherlock si colloca nell’olimpio della tradizione televisiva e sicuramente sbaraglia molti concorrenti (anche cinematografici) delle interpretazioni delle avventure di Sherlock Holmes. Perché lo consiglio a voi geek girls? Prima di tutto perché è la serie che consiglio a tutti senza ma e senza se e poi perché vedere all’opera il duo investigativo più famoso della storia con tecnologie all’avanguardia non può che rapire un cuore geek. Inoltre con la messa in onda della prima serie c’era stato un interessante approccio della serie attraverso i social media (i personaggi avevano il proprio profilo twitter, i loro blog sono stati effettivamente messi online), purtroppo l’esperimento perfettamente riuscito inizialmente si è un perso visti i lunghi tempi di attesa tra una stagione e l’altra.

GAME OF THRONES (Il TRONO DI SPADE)

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Genere: Non classificato (a metà strada tra una serie storica, un fantasy, violenza pura e un soft porno)

Trama: Winter is coming! (Io sinceramente non ho capito nulla)

Perché sì, perché geek: Perché non potete non guardarlo! Non importa se non vi piace il genere fantasy, qua siamo su tutt’altro livello… è come se avessero messo assieme Il Signore degli Anelli, la violenza e la perversione di un film di Tarantino, un soft porno, un serie storica e le complicate trame familiare di Beautiful per dare vita alla più grande droga televisiva del nuovo millennio. Ci sono anche i libri (io non me la sono sentita di leggerli). Attenzione crea dipendenza!

DOCTOR WHO

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Genere: Fantascienza

Trama: Il Dottore è un alieno che viaggia nel tempo e nello spazio con il Tardis (la sua macchina del tempo che ha la forma di una cabina blu della polizia britannica) … in realtà la storia è molto più complicata di così, ma spiegare Doctor Who richiede una tesi di laurea, sappiate che è una vera e propria istituzione nel Regno Unito ed è la serie più longeva della storia della tv (l’anno scorso ha compiuto 50 anni…ma non spaventatevi se volete recuperarla basterà cominciare con la nuova versione ripresa dal 2005)

Perché sì, perché geek: E’ la serie nerd/geek per eccellenza, quando mi chiedono perché sono così ossessionata con questa serie, non so dare una vera e propria risposta, mi piace, mi piace tanto e da quando ho cominciato a vederla non riesco a farne a meno. Provare per credere! Attenzione: cercate di chiudere un occhio sugli effetti un po’ rudimentali della prima stagione – mi riferisco alla serie moderna, quella del 2005 – con il procedere degli episodi (e probabilmente un aumento del budget) la resa migliora, in ogni caso se la prima serie non vi convince aspettate la seconda, il cambio di volto del Dottore (sì cambia volto…se no secondo voi come poteva andare in onda da 50 anni?) tra prima e seconda stagione vi stupirà regalandovi quello che è stato proclamato il miglior interprete del personaggio di tutta la serie (sorpassando anche i volti molto amati dagli inglesi della serie classica).

Menzioni d’onore: Battlestar Galactica (sembra una di quelle serie da nerd duri e puri ma la metafora esistenziale alla base di questa serie potrebbe colpire anche l’umanista più convinto)

Stefania Berlasso
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Bambini e multimedialità nel KidSmart

E se ormai i bambini si muovono con grande disinvoltura tra computer, iPhone e iPad perché non usare questa tecnologia per insegnare loro in gruppo, per aiutarli a affrontare paure ed esperienze di diversità?

Anche su questo poggia il KidSmart, programma internazionale di IBM, che ha l’obiettivo di avvicinare i bambini in età prescolare alla tecnologia attraverso gioco e creatività e favorire i percorsi didattici di bambini con disabilità. Il programma si propone inoltre l’obiettivo della riduzione del digital divide perciò vengono privilegiate scuole in contesti socio-economici difficili o in zone geograficamente isolate.

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In Italia il programma è stato avviato nel 2000 dalla Fondazione IBM Italia in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e attualmente partecipano al progetto più di 300 scuole distribuite su tutto il territorio nazionale. Progetti importanti sono stati avviati a Siracusa e dopo il terremoto in Emilia Romagna e in Abruzzo. Proprio per il progetto in Abruzzo la Fondazione IBM Italia ha vinto il “Premio Le Fonti”.

Il progetto KidSmart consiste nella donazione alle scuole dell’infanzia della postazione multimediale Young Explorer e di un software didattico. Gli insegnanti delle scuole coinvolte nel programma intraprendono un percorso formativo e ricevono la consulenza di esperti in tecnologie didattiche.

La formazione dei docenti infatti è ritenuta fondamentale per la buona riuscita del programma, in quanto attori e riferimenti fondamentali di ogni innovazione scolastica, anche in ambito tecnologico. Inoltre il collegamento tra le scuole favorisce la collaborazione e lo scambio tra insegnanti per un reciproco confronto su questa nuova esperienza.

Francesca Tezza
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5 Idee regalo geek per la festa del papà

La festa del papà si avvicina e in tempi di tecnologia e multitasking non potevamo non suggerirvi alcune idee sfacciatamente geek per papà appassionati o desiderosi di essere tali.

Partiamo con i fermacravatta: su Etsy ce ne sono per tutti i gusti, dai Lego al funghetto si Super Mario, ottime per andare in riunione e non passare inosservati. Volendo, con un po’ di abilità, si possono anche produrre artigianalmente, è sufficiente armarsi di buona volontà, colla vinilica e qualche tutorial su YouTube.

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Le calze da supereroe non possono mancare nell’armadio del perfetto papà geek. A seconda dell’umore potrà trasformarsi in Superman o in Batman, camuffando il tutto con un normalissimo completo d’ufficio stile Peter Parker, perché si sa, i supereroi non amano essere scoperti.

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Per i papà appassionati della saga de Il Signore degli Anelli, invece, su Amazon è possibile trovare il bellissimo tagliacarte a forma di Pungolo, la spada di Bilbo Baggins e Frodo. Da tenere sempre a portata di mano, per difendersi da troll, nani o mogli arrabbiate.

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I più nostalgici rimarranno contentissimi da questa macchina da scrivere USB: è sufficiente connettere il proprio tablet con la porta usb e si potrà tornare a scrivere come una volta, con tanto di tasti battuti e a capo. Con i pixel al posto dell’inchiostro.

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Infine, l’ultimo consiglio per un papà appassionato di tecnologia è (se non ne è già provvisto) un bell’abbonamento alla rivista geek per eccellenza: Wired Italia, che tratta tematiche di carattere tecnologico e di come queste influenzino la cultura, l’economia, la politica e la vita quotidiana.

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Lara Rigo
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