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Estrazioni ggdverona

La fortuna? È @tavola con voi!

Come sa bene chi ha già partecipato a una #ggdverona, abbiamo un’insana passione per le lotterie… No, non quelle dei vostri amici che vi rincorrono per piazzarvi bigliettini che vi faran vincere improponibili premi, ma le nostre ormai attese estrazioni, il last-but-not-least prima del dolce, il router della fortuna…! ;-)

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Se il vostro nome sarà fortunato, potrete infatti aggiudicarvi uno dei libri messi in palio dal nostro storico sponsor, LaFeltrinelli Verona: tra romanzi e libri di cucina, cosa vi capiterà? Sicuramente qualcosa di interessante!

Estrazioni Feltrinelli ggdverona

Silvia Franceschini, event manager di Feltrinelli, con le nostre geek girls alla #ggdverona3

E mentre le prime fortunate inizieranno a leggere, non distraetevi, perché sarà il turno delle tre spettacolari confezioni offerte da Giovanni Ederle, viticoltore in San Mattia

Ognuna contiene uno sconto per acquisti in cantina e una bottiglia di Donna Francesca IGP Bianco Veronese, un vino senza tempo, per occasioni importanti, dedicato da Giovanni a una donna importante – e pensato come regalo perfetto per le nostre geek girls, in attesa di conoscerle nella sua cantina, magari durante una degustazione di vini ammirando una spettacolare vista di Verona dall’alto delle Torricelle…

Giovanni Ederle

Good luck, geek girls&boys! ;-)

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La collaborazione con Feltrinelli continua alla #ggdverona3!

“In futuro ci auguriamo anche che la collaborazione tra Feltrinelli Verona e GGDVerona sia suggellata da altre interessanti iniziative legate al mondo geek ma non solo…”: così si chiudeva il post che parlava della partecipazione di Feltrinelli alla nostra seconda dinner, Geek Going. A quasi un anno di distanza da quelle parole, siamo più che felici di vedere una collaborazione che continua – e che caratterizzerà anche la #ggdverona3!

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Infatti, nel corso di questi mesi abbiamo avuto più volte il piacere e l’onore di essere scelte per presentare, presso la libreria Feltrinelli in via 4 Spade, alcune nuove uscite letterarie, alle quali molt* di voi hanno partecipato; è stato interessante poter conoscere gli autori e dialogare con i lettori, addentrandoci di volta in volta in mondi nuovi – dall’enologia alla PNL al giornalismo – il tutto in salsa 2.0!

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Silvia Franceschini, event manager di Feltrinelli Verona, ci raggiungerà durante la serata, e metterà in palio alcuni libri a tema design e non solo: ci vediamo venerdì per scoprire chi di voi li vincerà!

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#FacciamociAvanti: il mantra delle donne in carriera (con famiglia al seguito)

Questo non è un libro di memorie, anche se ho inserito episodi della mia vita. Non insegna a migliorare la propria esistenza, anche se spero davvero che possa essere d’aiuto. Non è un libro sulla gestione della carriera, anche se offro dei consigli in questo campo. Non è un manifesto femminista: va bene, è una specie di manifesto femminista, ma di un genere che spero ispiri gli uomini tanto quanto le donne.

(Sheryl Sandberg – Facciamoci avanti. Le donne, il lavoro e la voglia di riuscire)

facciamociavantiÈ con parole dirette come queste, sapientemente mixate ad esperienze di vita vissuta e a un sacco di consigli pratici, che Sheryl Sandberg, direttore operativo di Facebook, al nono posto nella classifica delle donne più potenti del mondo stilata da Forbes, offre alle donne le soluzioni giuste per realizzare pienamente il loro potenziale.

Viviamo in un mondo fatto di pregiudizi, dove la donna che mette il lavoro prima dei figli è vista come una figura priva di sentimenti materni, fredda, cinica e insensibile, e quella che dà priorità alla famiglia, mettendo in secondo piano la carriera, appare arrendevole e poco motivata.
Ma spesso la “colpa inconscia” è delle donne stesse, che si scoraggiano e rinunciano in partenza, pur avendo tutte le capacità per riuscire a fare entrambe le cose con successo.

Ogni lavoro richiede un sacrificio. Tutto sta nell’evitare i sacrifici inutili. Questo è particolarmente difficile perché la nostra cultura del lavoro dà molto valore alla dedizione totale. Temiamo che menzionare altre priorità ci faccia perdere valore come lavoratrici.

L’autrice cita nel suo libro studi e ricerche interessanti (lodevole è la meticolosa attività di analisi e documentazione compiuta), come ad esempio quello dell’Early Child Care Research Network, ad oggi il più ambizioso ed esauriente studio sul rapporto fra accudimento e sviluppo nel bambino, in particolare sugli effetti delle cure esclusivamente materne raffrontate con la frequenza di una scuola dell’infanzia. Come sottolinea Sheryl «vale la pena leggere con calma una delle loro scoperte e, forse, leggerla due volte»:

“Le cure esclusivamente materne non hanno relazione con un esito migliore o peggiore nei bambini. Non sussiste quindi alcun motivo per cui le madri debbano avere la sensazione di danneggiare i figli se decidono di lavorare”.

Essere madre amorevole e donna in carriera è possibile. Una non esclude l’altra. Sheryl ci crede e ci tiene a precisarlo più volte, citando come esempio prima di tutto se stessa, con le scelte, gli errori e le battaglie quotidiane che si è trovata ad affrontare. E raccogliendo poi testimonianze e aneddoti di amiche, colleghe, conoscenti.

La nascita di un figlio cambia all’istante il nostro modo di definirci. Le donne diventano madri. Gli uomini diventano padri. Le coppie diventano genitori. Le nostre priorità cambiano in maniera radicale. La genitorialità può essere la più appagante delle esperienze, ma anche la più difficile e quella che, in assoluto, ci rende più umili. Se ci fosse un modo giusto per allevare i bambini, tutti lo metterebbero in pratica. Chiaramente, non è così.

Le donne sanno fare rete, lo dimostrano i Lean in circles, nati sulla scia di un movimento femminista a metà tra business school e book club e, perché no, anche i tanti gruppi di Girl Geek Dinner nati nel mondo (di cui sono onorata di far parte anch’io). Se tutte insieme lottiamo per la parità dei diritti, per il riconoscimento delle nostre capacità e per la possibilità di ricoprire posizioni di leadership tanto quanto gli uomini, raggiungere questi traguardi sarà ancora più facile. Quindi, Facciamoci avanti!

Non esiste una consonanza perfetta quando cerchi qualcosa di importante: devi cogliere le opportunità e fare in modo che si adeguino a te, e non viceversa. La capacità di imparare è la dote più importante che può avere un leader.

ps. Sarebbe interessante sapere cosa ne pensa Sheryl della recente proposta di Facebook ed Apple che, per impedire alle loro dipendenti di interrompere l’arrampicata professionale con una gravidanza, mettono a disposizione un servizio di congelamento ovuli tutto spesato.

Magari forse avrebbe preferito gli 80 euro di Renzi. ;)

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Il discorso di Sheryl Sandberg alla TED “Sul perché le donne leaders sono troppo poche”

Beatrice Borini
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Timbuktu, la rivista per bambini su iPad

Mamma mi daresti l’iPad, vorrei leggere il giornale come il nonno?!” la richiesta non sarebbe strana se non fosse che la domanda è di mia figlia che ha quattro anni.

Ma ha scoperto Timbuktu, la rivista su iPad per bambini, e si sente come i grandi quando la legge!

Ogni mese questa rivista digitale racconta ai bambini le notizie più belle da tutto il mondo con storie e giochi interattivi, personaggi ricorrenti a cui affezionarsi e una schermata principale che ricorda la prima pagina di un quotidiano. Gli aspetti visivo e sonoro sono curati e le interazioni tattili con i vari contenuti della rivista sono interessanti perché invitano a toccare con mano le esperienze proposte come pulire vetri appannati, sbloccare combinazioni o tirare leve.

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Timbuktu è una start up fondata da Elena Favilli e Francesca Cavallo e realizzata grazie al finanziamento ottenuto con il premio Working Capital 2010 di Telecom Italia. Un progetto nato per dimostrare l’importanza dell’editoria digitale anche per bambini e ragazzi. Nel 2011 si é presentata sul mercato americano come il primo magazine su iPad pensato esclusivamente per bambini conquistando premi e lettori. Ed è adesso disponibile anche in Italia in collaborazione con il Corriere della Sera. Per leggerla basta collegarsi all’app store di Apple e scaricare la versione di prova gratuita per una settimana, compatibile con iPad che utilizzano iOS 5.0 o versioni successive. Dopo la settimana di prova, tutti i contenuti della rivista, compreso l’archivio dei numeri passati (in inglese), divengono disponibili solo sottoscrivendo un abbonamento.

Legata al progetto Timbuktu è anche Scuola Luna, app gratuita creata da bambini per bambini, interamente realizzata (concept, disegni, suoni e voci) da un gruppo di bambini dai 5 ai 13 anni partecipanti al campo estivo 2013 di Timbuktu presso la Digital Accademia di Rozzano, in provincia di Treviso.

Francesca Tezza
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10 Cose che (forse) non sapevate di Amazon e del suo fondatore

Alzi la mano chi non ha mai fatto acquisti sul sito Amazon.com

Come immaginavo, tutti con le braccia distese lungo i fianchi. Ammettiamolo, andare sul sito di Amazon è peggio che entrare in un negozio di caramelle: non ne puoi uscire a mani vuote. Che si sia trattato di una cover per il cellulare, di un libro (o un e-book), di un regalo di Natale o un capo di abbigliamento, tutto è comunque passato dal carrello dell’e-commerce più famoso al mondo. Ma sapete com’è iniziata la storia di questo colosso della vendita online, nel lontano 1995? Ce la racconta Brad Stone nel libro Vendere tutto. Jeff Bezos e l’era di Amazon: l’autore, senior writer di Bloomberg Businessweek, da oltre 15 anni segue Amazon e le sue tecnologie per testate come Newsweek e New York Times.

forbesStone ci racconta prima di tutto chi è Jeff Bezos, ripercorrendo gli anni dell’infanzia (un padre biologico che lo ha abbandonato da piccolo e che non sapeva, fino a qualche anno fa, di essere parente con l’11esimo uomo più ricco degli Stati Uniti), l’adolescenza e gli insegnamenti del corso di studi per bambini intellettualmente dotati di River Oaks, la passione per i libri, la risata quasi isterica, le scenate ai dipendenti e la tenacia nel perseguire i suoi sogni e i suoi obiettivi.

Quella startup nata in un garage a Seattle, conta oggi 88.400 dipendenti, è passata dall’essere un everything store a una vera e propria everything company e ha maturato un fatturato da 61 miliardi di dollari (le cifre si riferiscono al 2012). Sotto i dati reali, però, ci sono un sacco di curiosità sconosciute ai più. Ecco quelle che mi hanno colpito.

1) In origine doveva chiamarsi Cadabra Inc. Bezos, però, non convinto da questa parola che molti confondevano con “cadaver”, sfogliò il dizionario ed ebbe una rivelazione alla lettera A, vedendo la parola Amazon. «Il Rio delle Amazzoni, il fiume più lungo della Terra; la libreria più grande della Terra». […] Bezos registrò il dominio e comunicò ai collaboratori: «Non è solo il fiume più lungo del mondo, ma il secondo in classica è staccato di parecchio. Il Rio delle Amazzoni straccia tutti i concorrenti».
Oggi il termine è entrato nel lessico del business: «To be Amazoned» significa «restare a guardare impotenti mentre una startup di Seattle sottrae clienti e profitti al tuo business “brick and mortar” di negozi tradizionali».

(In realtà tra Cadabra e Amazon era comparso anche Relentless (“implacabile”), che piaceva molto a Bezos e alla moglie, tanto da fargli comunque acquistare il dominio relentless.com nel lontano 1994, che tuttora è di sua proprietà e reindirizza su Amazon.com).

2) La scelta dei nomi da dare alle proprie creazioni è sempre stata un cruccio, per Bezos. Mentre Steve Jobs aveva risolto il problema apponendo quale marchio identificativo quella “i” iniziale, il creatore di Amazon voleva usare parole che restassero bene impresse nella mente dei clienti e che avessero anche un significato profondo. Per il suo primo e-reader inizialmente scelse Fiona, ma poi cambio in corsa prima del lancio nel novembre 2007, optando per un più profetico Kindle (letteralmente “appiccare il fuoco”, ma anche “suscitare” un’emozione).

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3) Nei magazzini Amazon – chiamati FC, Fullfillment Center – sparsi in tutto il mondo, i prodotti sono disposti in ordine, ma sembrano buttati a caso sugli scaffali. «Le action figure di Guerre Stellari sono accanto ai sacchi a pelo, le patatine stanno a fianco dei videogiochi per Xbox. […] Amazon affianca in magazzino prodotti diversi per ridurre la possibilità che i dipendenti selezionino quello sbagliato, sebbene ogni prodotto, scaffale, elevatore, carrello e badge sia dotato di codice a barre, e algoritmi invisibili calcolano i percorsi più efficienti per muoversi nella struttura». In effetti l’idea è geniale: se il dipendente deve recuperare una t-shirt e questa si trova in una banalissima sezione abbigliamento, assieme ad altre t-shirt, pur prestando la massima attenzione ai codici potrebbe sbagliare taglia o colore, se invece quella t-shirt si trova tra un libro e una televisione… Be’, errare humanum est. Ma sicuramente è più difficile.

4) Nel suo discorso da valedictorian al liceo, Bezos descrisse il suo sogno di «salvare l’umanità fondando colonie umane permanenti su stazioni spaziali orbitanti e trasformando il pianeta in una gigantesca riserva naturale. Non erano idee campate in aria, erano obiettivi personali». Il motivo per cui, fin da giovanissimo, voleva guadagnare così tanti soldi era che voleva andare nello spazio interstellare. E in qualche modo ci sta davvero lavorando. Possiede un ranch da 117.000 ettari in Texas dove ha sede Blue Origin, la struttura di ricerca spaziale con l’obiettivo di «limitare le spese e aumentare la sicurezza della tecnologia capace di portare gli umani nello spazio».

5) Il libro preferito di Jeff Bezos è Quel che resta del giorno di Kazuo Ishinguro.

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6) «Molte cose devono ancora essere inventate. Molte cose devono ancora succedere. La gente non ha idea dell’impatto che avrà internet, e per tanti versi siamo ancora all’inizio». Bezos ci ha visto chiaro fin da subito e per questo ha fondato anche Amazon Web Services (AWS), una piattaforma di cloud computing che vende infrastrutture informatiche di base come lo spazio di archiviazione, i database e la potenza di calcolo. «Startup come Pinterest e Instagram noleggiano spazio e cicli sui computer di Amazon e gestiscono le proprie attività attraverso internet come se i potentissimi server che usano si trovassero fisicamente nei loro uffici. Anche le grandi aziende usano AWS: Netflix per esempio lo utilizza per trasmettere i film in streaming per i suoi clienti».

7) La prima sede di Amazon venne aperta a Seattle, nell’ex garage di Bezos, «uno spazio chiuso senza isolamento termico e con una grossa stufa rotonda al centro». Le prime scrivanie erano fatte con delle porte di legno chiaro comperate per soli 60 dollari in un negozio lì vicino: un atto che rimarrà nella storia e diventerà una leggenda per Amazon.

8) Nel 2013 Bezos ha rilevato l’azienda in crisi che gestisce il quotidiano Washington Post per 250 milioni di dollari.

9) «Nelle riunioni non si usano mai presentazioni in Power Point: i dipendenti devono esprimere i concetti per iscritto in un massimo di sei pagine, perché Bezos è convinto che questa attività stimoli il pensiero critico. […] All’inizio di ogni riunione tutti leggono in silenzio il documento, e poi inizia la discussione».

10) Il prossimo passo di Amazon potrebbe essere quello di non acquistare più i prodotti dai fabbricanti ma di produrli direttamente in casa. «L’evoluzione della tecnologia di stampa in 3D, in cui macchine grandi come forni a microonde impiegano materiali plastici per creare oggetti basati su modelli digitali, è proprio il genere di innovazione dirompente che affascina Bezos e potrebbe permettergli di ridurre i costi delle supply chain. Bezos Expeditions ha investito recentemente in una delle aziende che perseguono questa rivoluzione, la MakerBot di Brooklyn».

Beatrice Borini
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Doodling (scarabocchiare) & Sketchbook

“La frase più bella che ricordo nella mia vita l’ha detta un bambino: ‘Che cos’è un disegno? È un’idea con intorno una linea’.”
Bruno Bozzetto

Aggrovigliare linee, schizzare, pitturare, segnare, consumare matite, far scorrere colore. Emettere segno è nelle sinapsi del nostro cervello. Ci è connaturato. Questo post è un invito allo scarabocchio libero e compulsivo. Kilometri di segni senza ritegno. Per iniziare suggerirei una capatina su doodletoo chat  dove pastrocchiare on line insieme ad altri. Ho provato! Immediata regressione ai 9 anni, di quando si scribacchiava sul banco, o pasticciava sulle tovaglie di carta in pizzeria, sui margini dei libri.

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Su, lasciarsi andare e scarabbocchiare! Muovere la penna tracciando ghirigori ipnotici. Vi ricordo che anche la scrittura è linea, forse solo più addomesticata: un movimento muscolare talmente pregno di significato da perdere il suo senso astratto di segno, di forma, di calligrafia (dal greco καλòς calòs “bello” e γραφία graphìa – gràpho: “incidere, disegnare” e anche “scrivere”). Per chi ama le sfide, e preferisce i giochi come luogo dove lasciarsi un pò andare, c’è Draw-Something, un’App che ricorda pictionary, per giocare e sfidarsi a “indovina mo’ cos’ho pastrocchiato?”

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Pensare per immagini, lo facciamo da sempre. Schematizzare, accennare mappe, abbozzare, infograficare. Disegnare? No, per carità, son negata. Molti lasciano presto questa via di espressione, un pò derubati dal percorso scolastico, un pò dal confronto… E allora… Doodling!!… Scarabocchiare! Per ritrovare una via che ci è innata. Anche attraverso le parole di Sunni Brown a questa conferenza Ted.

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Girare con il taccuino in borsa per me è un pò come avere il retino delle farfalle, utile per raccogliere al volo un’intuizione, un’ idea anche buffa, una bella forma, è come avere un posto dove depositare rigurgiti di segno, scarabocchi distensivi mentre aspetti dal dentista, un grumo di pensieri, il ritratto del vicino di scompartimento. Qualcuno tra gli amici lo sa ed eccomi iscritta al Sketchbookproject! Trattasi di una splendida iniziativa nata a Brooklyn: all’iscrizione viene inviato uno Sketchbook da attivare on line e da riempire e rispedire entro una data di scadenza. Si possono caricare i lavori man mano in una virtual gallery. Tutti i partecipanti formano con i loro carnet, una volta conclusi e rispediti alla base, una variopinta libreria di opere che ognitanto parte per una qualche mostra itinerante su un Autobus. Ti avvisano anche se qualcuno della community guarda le tue pagine! Uao!

Per chi ama camminare e viaggiare annotando o disegnando, ultimamente si trovano interessanti iniziative in giro. Trakking con il taccuino, gite sui monti disegnando, escursioni in città per rubare viste e scorci.

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Ad esempio si può aggregarsi agli UrbanSketchers di tutto il mondo, aderire al loro manifesto per “vedere il mondo di disegno in disegno”.

Però interessante è anche il contrario. Quando ancora ero all’Accademia, con un’amica avevamo iniziato un fumetto epistolare, una storia a staffetta, noi restavamo a casa e ci spedivamo a turno il quaderno su cui proseguire la storia. A far viaggiare il quaderno ha pensato il progetto Sketchtravel. Una settantina di artisti hanno partecipato a questa staffetta artistica ricevendo lo Sketchbook dove fare un‘illustrazione per poi inviarlo all’artista successivo. Un progetto che ha attraversato i continenti ed è durato 4 anni e mezzo. L’opera finale è stata poi battuta all’asta per raccogliere fondi per Room to Read, “The non-profit, Room to Read, focuses on literacy and gender equality in education for children in developing countries”.

Ora Sketchtravel è anche un libro stampato, con la storia del progetto e tutti gli artisti. Super!

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Ancora non vi è venuta la voglia di lasciarvi andare e danzare con la matita? …Potreste sempre iniziare disegnando con i piedi… camminando sulla neve, sulla spiaggia, attraversando pozzanghere per lasciare tracce. Alcuni artisti della Land Art (Simon Beck) già lo fanno e ne escono poesie grafiche momentanee e passeggere.

Che aspettate? ;-)

Omanu. Acidulamaludica
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Flicker

Spritz

Spritz: l’app per diventare lettori superveloci

Ve la ricordate Super Vicky, che solo sfogliando un volume lo aveva già memorizzato tutto nel suo hard disk? O ET L’extraterrestre, che leggeva a una velocità quasi supersonica? Ecco, potreste diventare anche voi dei lettori “superveloci”. Per farlo serve, ovviamente, molto esercizio, e un piccolo aiutino tecnologico.

Dall’America arriva Spritz, l’app – al momento integrata solo su Samsung Galaxy S5 e Gear 2 – che promette di rendere i tempi di lettura fino a 3 volte più veloci del normale. Come? Grazie all’ORP – Optimal Recognition Point.

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Sullo schermo dello smartphone viene visualizzata una parola (13 caratteri al massimo) con una lettera evidenziata in rosso. Non una lettera a caso, ovviamente, ma quella da cui – studi scientifici lo dimostrano – si parte per dare senso a una parola. Inoltre, per ridurre ancora di più le tempistiche di lettura, questa lettera viene fatta “cadere” sempre nello stesso punto della stringa, così da non dover più muovere la testa o spostare gli occhi tra le parole (attività, questa, che occupa più dell’80% del tempo impiegato per leggere). In questo modo è il testo che si sposta davanti agli occhi del lettore.

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Grazie a Spritz potrete passare dalle 250 parole al minuto che, in media, ogni persona riesce a leggere, a 600 o addirittura 1000: praticamente potreste riuscire a leggere tutto Harry Potter in 1 ora, o Guerra e pace in un solo giorno.

Sinceramente trovo complicato (e poco motivante) leggere un intero libro su stringhe di 13 caratteri. Si andrebbe a perdere il piacere di rileggere una frase più volte, per metabolizzarla e contestualizzarla, e si rischierebbe di far scivolare via concetti importanti, senza avere il tempo di analizzarli mentalmente. Anche gli psicologi americani hanno sollevato qualche obiezione sulla comprensione di un testo complesso letto con Spritz. Non c’è dubbio, però, che per scorrere velocemente i contenuti di siti e pagine web o per consultare in mobilità sms, mail o altri messaggi, questa soluzione sia quanto mai rivoluzionaria.

Per ora Spritz è disponibile solo in inglese, francese, tedesco, spagnolo, russo e coreano, ma vi sfido a provarla.

Beatrice Borini
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AduaVilla

Adua Villa – Vino rosso tacco 12

1904153_10152003551651769_17047102_nAdua Villa è sommelier Master Class, enogastronoma e docente Associazione Italiana Sommelier – nota al grande pubblico anche come sommelier ne La prova del cuoco di Antonella Clerici – ma è soprattutto una wine blogger, e da pochi mesi è in libreria “Vino rosso tacco 12”, il suo primo romanzo – che è anche il primo romanzo “enologico”, edito da Cairo – in cui narra le avventure di Gilda, wine tester alla ricerca dell’uomo giusto… come del vino perfetto.

Noi di GGDVerona domenica 6 aprile alle 19 alla Feltrinelli di Verona avremo l’onore di fare due chiacchiere dal vivo con Adua, insieme a Carlo Vischi, uno tra i più noti conoscitori delle realtà alberghiere e della ristorazione italiane nonché esperto di social e autore di monografie sui grandi chef. Nel frattempo, ad Adua abbiamo fatto già qualche domandina…

Quanto è stato difficile affermarsi in un mondo lavorativo al maschile come l’enologia? 

Non solo in questo settore le donne impiegano un po’ di più a farsi prendere sul serio e ad affermarsi, ma (fortunatamente) non è così raro che avvenga! Nel panorama ci sono molte donne enologo, agronome, sommelier, considerando anche quelle che hanno preso le redini dell’azienda di famiglia. Nel mio caso, ci metto ogni giorno passione, studio, conoscenza… e tante aperture di bottiglie!

Quanto è diverso raccontare vini davanti ad una telecamera?

Posso dire non diverso, ma difficile. E a oggi, dopo quasi 15 anni di TV, posso anche dire che è forse il posto meno adatto per parlare del vino: il messaggio fa estremamente fatica ad uscire – io posso dire di essere stata fra le prime a sperimentarlo e a crederci, cercando di cambiare un linguaggio molto tecnico e di adattarlo ad un pubblico televisivo, e questo ad oggi risulta essere il linguaggio vincente.

E quanto usando i nuovi media?

Fortunatamente esistono i nuovi media!! Voglio solo loro, mi cibo di loro. Qui, il messaggio è più diretto, immediato, si interagisce, ci sono scambi e impressioni: il mondo del vino è vivo in questi contesti.

Quali social preferisci e quale, secondo te, è il piu’ “vicino al mondo del vino” ?

Quello che preferisco è quello che è più vicino al mondo del vino e cioè Instagram. Sul mio profilo GLOBETROTTERGOURMET racconto i miei viaggi, i miei assaggi, piatti che scopro… e questo mezzo mi permette di seguire vendemmie e testing in tutto il mondo tramite altri profili (senza tralasciare musica e fashion!).

Fra l’altro, questo libro nasce con dei “challenge” legati al mondo del vino: per partecipare e seguirci, ci sono #VINOPOP # VINOROSSOTACCO12…

Quanto le tecnologie e la facilità di conoscere hanno fatto appassionare le persone?

Insieme sono un connubio perfetto… spero anche vincente!

Usi app particolari, per lavoro o per passione?

Accuwater – devo sempre sapere che tempo fa dove vado! E, comunque, la mia valigia pare sia sempre la più pesante!!
Shazam – mai senza un titolo!
Airbnb – per spostarmi ovunque nella libertà più assoluta!
Pages – per scrivere i miei articoli e i miei libri

Le app dei giochi… ve le risparmio, la lista è veramente lunga!!

E – vi sembrerà strano – ma per la scelta di ristoranti, osterie e anche notizie su etichette che non conosco mi affido ai blog… o, in maniera un po’ da privilegiata, chiamando direttamente i miei amici che vivono sparsi un po’ in tutto il mondo: i vantaggi di essere un po’ zingara :)

Cosa suggeriresti per fare avvicinare il pubblico femminile al mondo del vino?

Di leggere Vino Rosso Tacco 12! E se avete il gusto del bello, siete sicuramente in sintonia con il buono: ecco che non siete affatto lontane dal capire che il mondo del vino è molto più semplice di quanto pensiate… Infine, affidatevi ai sensi, e il gioco è fatto.

Su Twitter: @aduavilla
Su Instagram: GLOBETROTTERGOURMET
Su Facebook: pagina ufficiale di Adua Villa

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Il libro bianco: una storia tra pagine ed app!

Qualche giorno fa in libreria un bambino corre entusiasta dalla mamma gridandole “è quello dell’Iphone! è proprio quello!”. Incuriosita spio l’oggetto di tanto entusiasmo e scopro che si tratta di un picturebook: “Il libro bianco” di Lorenzo Clerici, Silvia Borando ed Elisabetta Pica.
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Storia senza parole di un bambino che dipingendo le pagine bianche con diversi colori  fa apparire elefanti, ippopotami, leoni, pinguini. Ma non è finita qui! Ne esiste una versione app per iPhone, iPad e iPod Touch, che permette ai bambini di distribuire con le dita la virtuale vernice colorata, scelta tra dieci barattoli, e di dare vita a ippopotami che fan le bolle, uccellini cinguettanti, rane saltellanti.

“Il libro bianco” è edito da Minibombo, giovane casa editrice di Reggio Emilia che si presenta come la creatrice di “Storie senza né capo né coda, storie a cui dare un capo e una coda (ma anche dei baffi), barattoli di vernice, enigmi che non è importante risolvere, animali che vanno e che vengono, buchi in cui bisogna cadere, finali a sorpresa, peli di gatto” e che realizza libri pensati per piccolissimi dai 2 ai 6 anni unendo grafica divertente, tradizione pedagogica e nuove tecnologie. Ogni libro infatti ha associato un suo piccolo sito in cui l’esperienza dei piccoli e dei grandi lettori può continuare in percorsi di gioco, disegno e creatività.

Per ulteriori informazioni:
http://www.minibombo.it/
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Francesca Tezza
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Google Street View ti porta in biblioteca

L’omino di questa foto vi dice qualcosa?
Se siete stati in una città famosa, negli ultimi mesi, forse vi è capitato di vederlo scorrazzare per strade e piazze armato di bicicletta e fotocamera. È uno degli incaricati di Google, che ha il compito di riprendere i luoghi più caratteristici del nostro pianeta dando così la possibilità anche a chi non ci si può recare di persona di conoscere monumenti, bellezze architettoniche e paesaggistiche. Dalla cattedrale di Notre Dame a piazza San Marco, a Venezia, dal Castello di Kumamoto agli abissi delle Galapagos, potrete fare un viaggio virtuale senza spendere nulla (se contiamo che in molte città si sta diffondendo la wi-fi gratuita, possiamo dire che il costo è proprio vicino allo zero), ammirando panorami e costruzioni antiche e moderne.

Viaggio attorno al mondo… dei libri

Da alcuni mesi questa iniziativa si è allargata anche alle biblioteche, che per una vera book addicted come me vanno annoverate tra le meraviglie del mondo.

Digitando su Google: site:plus.google.com “public library” “see inside”

potrete scoprire quali sono quelle che hanno aderito allo Street View Partner Program, lasciando entrare l’omino di cui sopra a curiosare tra gli scaffali.

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Accederete così al profilo Google+ della biblioteca e cliccando sul box See inside/Guarda dentro potrete gironzolare indisturbati tra gli scaffali della Canton Public Library, potrete spulciare tra le migliaia di volumi conservati nella biblioteca pubblica di Indianapolis, ammirare incantati l’angolo dedicata ai libri per bambini della Central Library Peterborough in Nuova Zelanda e scoprire gli ultimi arrivi alla San Diego Central Library.

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Certo, mancherà un ingrediente fondamentale: l’odore dei libri. Un profumo che inebria e avvolge.

Dal virtuale al reale il passo è breve

C’è già chi butta l’amo per fare business, suggerendo la possibilità di rendere questa realtà virtuale ancora più aumentata. L’iniziativa infatti, oltre alle biblioteche, sta coinvolgendo anche alcune librerie. Mettendo in comunicazione i profili Google+ (quello dell’esercizio commerciale in oggetto e il vostro) e l’applicazione Google Books, potreste addirittura individuare sullo scaffale il libro che vi interessa e acquistarlo direttamente online dallo shop di Cupertino. Ovviamente si tratta di un esperimento ancora under construction: taggare tutti i libri presenti nei bookstore sarebbe impossibile e la periodica redistribuzione degli stessi comporterebbe un continuo aggiornamento delle foto. Per ora, quindi, limitiamoci ad osservare. Molto attentamente.

Beatrice Borini
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